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Fumatori italiani: nel 1983: 16 milioni.
nel 1996: 13,5 milioni (rilevazione ISPO, novembre 1996).
nel 2000: 18 milioni (rilevazione Rilevazione Istituto Superiore di Sanità).
Maschi: 30%
Femmine: 17,6% (ISTAT), 26,1% (OMS)
Prevalenza geografica: Centro-Sud Italia.
Regione con maggiore tasso di fumatori maschi: Campania (40% di fumatori).
femmine: Umbria (20% di fumatrici).
Regione con minore tasso di fumatori maschi: Veneto (25,6 di fumatori).
femmine: Basilicata (7% di fumatrici).
Sigarette fumate in Italia: 90.000 tonnellate, pari a
circa 90 miliardi di sigarette nel 97.
Sigari: 500 tonnellate /anno.
Sigarilli: 170 tonnellate /anno.
Trinciati: 500 tonnellate /anno.
COSTI
Spese per Fumo: circa 16 mila miliardi – imposte per il 73% sulle
sigarette.
Spese da Fumo: circa 30 mila miliardi per malattie fumo-correlate,
giornate lavorative perdute per bronchite cronica, e danni all’ambiente.
Decessi da Fumo in Italia: 90.000/anno. Sono attribuite al Fumo il 25%
delle morti per tumore, ed il 12% delle morti per malattie
cardiovascolari.
Invalidità da Fumo: per Enfisema, Malattie Cardiocircolatorie, lesioni
all’Apparato Riproduttivo.
IDENTIKIT DEL FUMATORE
Età media: fra 20 e 39 anni.
Classe sociale: medio-bassa.
Consumo medio: il 65 % dei fumatori italiani fumano 15-20 sigarette al
giorno.
Totale dei maschi: 11-20 sigarette al giorno.
Totale delle femmine: 6-10 sigarette al giorno.
Durata media della dipendenza tabagica: Nei maschi: 24 anni.
Nelle femmine: 17 anni.
Chi smette di fumare: in prevalenza maschi, di ogni
età, ma specie dopo i 55 anni. Emergono fra questi gli uomini che si sono
ritirati dal lavoro (49,5%). Circa il 30% dei fumatori vorrebbe smettere,
ma solo il 20% riesce a farlo senza aiuto; il 40% è disponibile ad
accettare un programma di aiuto.
Perché smette?: 44% per paura di ammalarsi.
39% perché ritiene il fumo nocivo.
7% perché non prova più gusto a fumare
Tendenza: Preoccupante è la crescita di giovani
fumatori nella fascia di età tra 15 e 24 anni dal 1993 al 1996: dal 20,3%
al 22,9%. In questo periodo sono stati i maschi di età 15-17 anni a
sperimentare l'incremento maggiore passando dal 7,8% al 13,5%. Questa
tendenza in aumento si è mantenuta costante fino al 1999 e prosegue
ancora. Complessivamente si è registrato un forte incremento del 69,7%
tra le ragazze di 14-16 anni. Nella fascia di età 17.19 anni l'aumento è
stato del 40%. Tra i 15-16 anni fumano il 28% delle femmine e il 24% dei
maschi.
Tutto ciò desta grave preoccupazione fra gli
operatori della Salute Pubblica. Se ne deduce che le pressioni sociali a
fumare, attraverso la propaganda dei prodotti da Fumo, ha avuto ancora la
meglio ed il mercato del Tabacco è sempre in crescita. Se ne deduce la
scarsità e l'inefficienza degli interventi educativi promossi dalle
istituzioni. L'incidenza dei fumatori è diminuita solo nella popolazione
più anziana.

EFFETTI DEL FUMO ATTIVO
SULLA SALUTE
|
La relazione tra
fumo attivo di tabacco e maggior frequenza di malattie non è più
da documentare. E' una delle poche cose certe della medicina.
Quando una sigaretta viene fumata ad ogni "boccata" si
genera una corrente primaria che interessa in prima battuta
l'apparato respiratorio (fumo attivo) ed una corrente secondaria
(combustione passiva della sigaretta) che insieme alla terziaria
(fumo espirato dal fumatore) vanno a costituire il cosiddetto fumo
passivo.
L'assunzione costante e prolungata di tabacco è in grado di
incidere sulla durata della vita media oltre che sulla qualità
della stessa:
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- 20 sigarette al
giorno riducono di circa 4-6 anni la vita media di un giovane che
inizia a fumare a 25 anni ovvero per ogni settimana di fumo si perde
un giorno di vita.
- Di 1.000 maschi adulti che fumano:
1 morirà di morte violenta
6 moriranno per incidente stradale
250 saranno uccisi dal tabacco per patologie ad esso correlate.
Gli organi colpiti dal fumo di tabacco sono molteplici: l'apparato
broncopolmonare e quello cardiovascolare sono i più bersagliati.
Il "Center for
Disease Control and Prevention" (CDC) degli U.S.A. ha
identificato 27 malattie fumo-correlate. Ogni malattia ha un
particolare rischio correlato al fumo.
La gravità dei danni fisici dovuti all'esposizione (anche passiva)
al fumo di tabacco, è direttamente proporzionale all'entità
complessiva del suo abuso. Più precisamente sono determinanti:
- età di inizio
- numero di sigarette giornaliere
- numero di anni di fumo
- inalazione più o meno profonda del fumo
Secondo
l'ORGANIZZAZIONE MONDIALE della SANITA' (OMS) il 90-95% dei tumori
polmonari, l'80-85% delle bronchiti croniche ed enfisema polmonare
ed il 20-25% degli incidenti cardiovascolari, sono dovuti al fumo di
tabacco.

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EFFETTI DEL FUMO
PASSIVO
SULLA SALUTE
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Il
"fumo passivo" (passive smoke o second hand smoke) è
quello che viene inalato involontariamente dalle persone che
vivono a contatto con uno o più fumatori attivi ed è il
principale inquinante degli ambienti chiusi. Infatti quando una
sigaretta viene fumata, il fumo che si sviluppa è di due tipi:
- centrale (in inglese chiamato mainstream smoke) che rappresenta
il fumo attivo ed è prodotto dall'aspirazione del fumatore in
gran parte inalato (corrente primaria) e solo in parte espirato
(corrente terziaria).
- laterale (in inglese sidestream smoke) che rappresenta il fumo
passivo ed è prodotto prevalentemente dalla combustione lenta
della sigaretta lasciata bruciare passivamente nel portacenere o
in mano fra un "tiro" e l'altro (corrente secondaria) e
dal fumo espirato dal fumatore attivo (corrente terziaria).
Questa distinzione tra i due tipi di fumo corrisponde a differenze
nella loro composizione.
Ricerche di chimica analitica hanno dimostrato che nel fumo
laterale alcune sostanze irritative, ossidanti e cancerogene sono
presenti in concentrazione superiore a quella del primo centrale;
naturalmente il fumo "laterale" è molto diluito
nell'aria ambiente, mentre il fumo "centrale è concentrato
tutto all'interno dell'apparato respiratorio del fumatore.
|
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E'
importante ricordare che, quando il fumatore inspira profondamente
il fumo, più della metà dei prodotti tossici (particolarmente
catrame e monossido di carbonio) vengono trattenuti.
Il fumatore che non inspira ne trattiene molto meno.L'inquinamento
ambientale è costituito per 6/7 dal fumo laterale e per 1/7 dal
fumo centrale espirato dal fumatore.
E' essenziale per ridurre il rischio legato all'esposizione,
aprire le finestre e cambiare l'aria il più spesso possibile.
Questo accorgimento è sempre utile quando ci sono fumatori in
ambienti chiusi, anche nelle città più inquinate, perchè
numerosi e rigorosi studi hanno dimostrato che l'inquinamento
atmosferico è responsabile di 1/4 delle malattie respiratorie.
E'
ormai ampiamente dimostrato che l'esposizione al fumo di tabacco
ambientale (FTA) costituisce secondo la Enviromental Protectonio
Agency (EPA) "uno dei più diffusi e pericolosi fattori
inquinanti dell'aria degli ambienti confinanti"(3) un rischio
sanitario significativo per i non fumatori.
Il
Surgeon General del USA e la National Accademy of Sciences sono
giunti alla conclusione che anche il fumo passivo è in grado di
indurre il cancro polmonare nei fumatori e che i figli di genitori
fumatori hanno una maggiore incidenza di polmoniti, di bronchiti e
crisi asmatiche rispetto ai figli di genitori non fumatori (1, 2).
Secondo questi rapporti il fumo passivo provoca ogni anno negli
USA quasi 5.000 decessi per cancro del polmone nei non fumatori.
In Italia il fumo passivo sarebbe responsabile di un migliaio di
morti l'anno. Anche gli studi epidemiologici più ottimisti
valutano che il rischio cumulativo di morte per tumore polmonare
sia di un morto ogni 1.000 persone esposte al fumo passivo. Questo
rischio pur essendo enormemente inferiore a quello dei fumatori
attivi (in cui è dell'ordine di 380 morti ogni 1.000 persone
fumatrici). Tuttavia è decisamente poco accettabile. Recentemente
si è vista una stretta correlazione tra fumo passivo e
rinofaringiti con otiti purulenti dei bambini. I figli dei
fumatori vanno incontro molto più frequentemente degli altri (38%
in più).
Oltre alle malattie respiratorie al fumo passivo si segnala anche
per un aumentato rischio per le malattie coronariche e degli
attacchi cardiaci del 20% (soprattutto a causa della nicotina e
del monossido di carbonio). |
Esistono tre metodologie di
base per eliminare l'esposizione al fumo di tabacco ambientale (FTA):
1) la prima e la più
diretta consiste nell'eliminare la fonte dell'inquinamento mediante il
divieto o la restrizione del fumo nei luoghi pubblici e nei luoghi di
lavoro.
2) la seconda strategia
consiste nell'eliminazione dell'inquinamento dall'ambiente per mezzo di un
miglioramento della ventilazione degli ambienti interni.
3) una terza possibilità
di soluzione invoca, come misura contro il fumo passivo nei luoghi
pubblici, le "comuni norme di educazione" (Times, 19 agosto 1985
p.52) (4). Purtroppo varie indagini epidemiologiche come quella condotta
su 22.000 adulti nel 1987 in USA con l'obiettivo di stabilire se nelle
situazioni che riguardano il fumo passivo si faccia uso o meno delle
comuni norme di buona educazione, hanno dimostrato che la soluzione del
problema FUMO-PASSIVO
attraverso le comuni norme di educazione, caldeggiate dalle industrie del
tabacco, ha scarsa possibilità di successo come unico mezzo per eliminare
le esposizioni al fumo di tabacco ambientale.
Infatti secondo questo
studio, circa la metà dei fumatori (47%) ha affermato di essere abituato
ad accendere la sigaretta nei luoghi pubblici senza chiedere agli altri se
ciò possa dar loro fastidio. D'altro canto quando qualcuno accende una
sigaretta in un luogo pubblico, solo il 4% dei non fumatori chiede al
fumatore di spegnere la sigaretta, malgrado la maggior parte dei fumatori
consideri fastidioso e dannoso il fumo passivo (5, 6, 7).

EFFETTI DEL FUMO SUL
SISTEMA BRONCOPOLMONARE
Ma perchè l'apparato
RESPIRATORIO è il più danneggiato dagli svariati inquinanti ambientali,
atmosferici e voluttuari come il fumo di tabacco? La spiegazione la si ha
facilmente se si tengono presenti alcune nozioni fondamentali di
anatomofisiopatologia respiratoria.
QUANTE VOLTE: ognuno di noi ogni giorno inspira ed espira 15-20 volte al
minuto e cioè 21.000-28.000 volte in un giorno, pari a circa 7,5-10
milioni di volte in un anno e a oltre mezzo miliardo di volte nella vita.
QUANTO: Ogni giorno inspiriamo ed espiriamo 15.000 litri d'aria (circa 5
milioni e mezzo in 1 anno) che viene filtrata da una superficie alveolare
di 70-100 m2. Con l'inspirazione nelle 24 ore vengono convogliati negli
alveoli 3.000 litri di O2, mentre con l'espirazione portiamo via dagli
alveoli 6.000 litri di anidride carbonica (CO2).
E' quindi inevitabile che l'integrità dell'apparato ventilo-respiratorio
possa venire attaccata da eventuali fattori nocivi presenti nell'aria che
si respira.
In ogni boccata di fumo
sono contenute almeno 1015 (10 seguito da 15 zeri, numero impronunciabile)
di sostanze
ossidanti e irritanti che sono i principali responsabili:
-a) della bronchite acuta
e, alla lunga, di bronchite
cronica (presenza di tosse ed escreato per almeno tre mesi all'anno
per 2 anni consecutivi) ed enfisema (abnorme allargamento degli alveoli
con distruzione delle loro pareti);
-b) della aumentata
incidenza e gravità di episodi
asmatici ed infezioni respiratorie ricorrenti.
Gli idrocarburi
policiclici aromatici contenuti nel "catrame" e il Polonio
210 sono invece i principali
responsabili dello sviluppo dei tumori,
polmonari e non solo...

EFFETTI DEL
FUMO SUL SISTEMA CARDIO VASCOLARE
Il fumo è la causa
principale di malattie coronariche in uomini e donne e si associa al:
· 30% delle morti causate da
malattie coronariche.
· Aumentato rischio di morte
improvvisa.
· Aumentata mortalità
perioperatoria in pazienti con by pass coronarico.
· Aumentato rischio di morte
per aneurisma addominale aterosclerotico.
· Aumentato rischio di
vasculopatia periferica aterosclerotica
· Azione sinergica con
ipertensione ed ipercolesterolemia con forte aumento del rischio di
coronaropatia e infarto.
· Aumentato rischio di malattie
cerebrovascolari.
Aumentato rischio di sviluppare emorragie cerebrali in donne che usano
contraccettivi orali.
Il fumo di sigaretta
facilita non solo l'arteriosclerosi delle coronarie, ma di tutte le
arterie. Questo provoca specialmente nei fumatori numerose malattie.
Eccone alcune:
ARTERIOPATIA
OBLITERANTE;
STROKE;
ANEURISMA AORTICO;
CARDIOPATIA ISCHEMICA;
Il fumo, poi, stimolando una parte del
nostro sistema nervoso (adrenergico) può favorire la vasocostrizione o
gli spasimi delle arterie (soprattutto delle coronarie). Smettendo di
fumare il rischio si riduce dopo solo un anno di astinenza. Dopo 20 anni
diventa simile, ma sempre un po' superiore a quello di chi non ha mai
fumato.

EFFETTI SULLA
FERTILITA' E SULLA DONNA IN GRAVIDANZA
Il fumo influisce
negativamente sull'apparato riproduttivo, sia femminile che maschile. Inoltre
nell'uomo è un importatnte fattore di disfunzione
erettile.
- Provoca menopause più
precoci di circa 2 anni rispetto alle non fumatrici in quanto il fumo altera
la normale produzione di ormoni sessuali femminili. Nell'uomo può ridurre la
fertilità mediante riduzione della densità dello sperma, del numero e della
mobilità degli spermatozoi.
- Una donna gravida che fuma ha un aumentato rischio di aborti di bambini nati
morti, e di avere neonati sottopeso (-200 g. in media).
- Il fumo durante la gravidanza può causare un ritardo di crescita e di
sviluppo mentale oltre che polmonare (capacità respiratoria inferiore del
10%) del bambino.
- E' ormai accertato che attraverso la placenta non passa solo nicotina ma
passano anche sostanze cancerogene come benzopirene (polmone),
4-amminobifenile (fegato) e acrino-nitrile (vescica), con aumentato rischio in
età adulta.
- Aumento del rischio di cancro
al collo dell'utero.

COMBUSTIONE
DEL TABACCO
Il fumo di tabacco è una
miscela eterogenea di sostanze gassose e corpuscolate originate dal processo
di combustione delle foglie confezionate prevalentemente sotto forma di
sigarette e sigari. Quando il tabacco brucia, nella zona di combustione si
raggiungono temperature tra gli 800 e gli 880° C. La forza con cui avviene
l'aspirazione, variando la temperatura di combustione, modifica la
composizione del fumo, per cui la stessa sigarette può dare origine a
sostanze diverse a seconda del modo in cui viene fumata. La composizione del
fumo di sigaretta è stata studiata mediante particolari macchine fumatrici,
che simulano il fumo dell'uomo. E' stato pertanto calcolato che una sigaretta
che pesa 1 grammo viene mediamente consumata dal fumatore, in quasi 12 minuti
mediante 8-10 boccate di circa 2 secondi l'una per un volume totale di 250 ml.
Il fumo aspirato attraverso la sigaretta corrisponde alla corrente PRIMARIA
che costituirà. il cosiddetto FUMO
ATTIVO, mentre la combustione spontanea all'aria tra due boccate danno la
corrente SECONDARIA, responsabile del FUMO
PASSIVO. Quest'ultima corrente è particolarmente importante per quanto
riguarda l'inquinamento atmosferico ma soprattutto dei locali chiusi mal
ventilati, sia dal punto di vista qualitativo che quantitativo; infatti a
causa della più bassa temperatura di combustione della sigaretta fra una
boccata e l'altra (500-600° C) la concentrazione di alcune sostanze è
maggiore (nicotina, benzopirene, monossido di carbonio, ammoniaca, etc.) che
nella corrente centrale; inoltre più dei due terzi dei prodotti
di combustione di una sigaretta si vengono a trovare nella corrente
secondaria.
... e la carta?
Il tabacco è avvolto nella carta (circa 15-16 cm2 per sigaretta) per cui chi
fuma 20 sigarette/die (pari a circa 70.000 l'anno) inala e disperde
nell'ambiente esterno anche i prodotti di combustione di circa 110.000 cm2 di
carta , pari a 300 pagine di ... un elenco telefonico (15 cm2 x 20 sigarette/die
x 365 giorni l'anno).

COMPOSIZIONE
DEL FUMO DI TABACCO
NICOTINA
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La nicotina è una
sostanza alcaloide la cui percentuale media nel tabacco di sigaretta è
intorno all'1-2%; pertanto una normale sigaretta da 1 gr, che contiene
circa 10-20 mg di nicotina con un passaggio nel fumo di circa il 10%,
conterrà 1-2 mg. di nicotina. Una sigaretta cosiddetta leggera contiene
meno di 1 mg di nicotina perché confezionata con particolari tipi di
tabacco. La nicotina è un alcaloide il cui assorbimento da parte del
fumatore cambia a seconda che il fumo venga inalato o no. Alcuni
esperimenti con nicotina "marcata" con elementi radioattivi,
hanno dimostrato che un fumatore che inala, assorbe oltre il 95% della
nicotina; se non inala l'assorbimento è di circa la metà. Naturalmente
la quota non assorbita oltre a quella della combustione passiva va
nell'ambiente circostante "a beneficio" dei presenti. La
nicotina assorbita facilmente dalla mucosa dei bronchi e degli alveoli
attraverso il sangue, in circa 8 secondi raggiunge i principali organi
bersaglio: cervello, ghiandole surrenali, fegato e di nuovo apparato
broncopolmonare e viene eliminata con le urine sotto forma di cotinina.
Può essere interessante sapere che la velocità di diffusione della
nicotina attraverso la barriera ematoencefalica è doppia rispetto a
quella dell'eroina. La nicotina è un agente farmacologico molto potente
che agisce a piccole dosi ma che è mortale dopo somministrazione unica
di 60 mg. La nicotina è responsabile della dipendenza e dà tolleranza
(o assuefazione); ad essa è imputabile la sindrome di astinenza che può
presentarsi nelle brusche sospensioni dei forti fumatori (irritabilità,
sensazione di malessere, ridotta concentrazione, sonnolenza, crisi di
bulimia, etc.).
Questa sostanza oltre a determinare quella che viene indicata come nicotino-dipendenza
è responsabile di vari
altri effetti (per es. sul sistema cardiovascolare e bronchiale).
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QUANTE
SIGARETTE?
In ITALIA il business convoglia nelle casse dello
Stato 12.800 miliardi di lire, con un gettitofiscale per lo Stato al II
posto dopo quello della benzina
QUANTI FUMATORI?I fumatori sono circa 13 milioni con un calo del 2,9%
per gli uomini ed un aumento del 2,4% per le donne rispetto al 93 quando
ammontavano a 16 milioni.
Percentualmente fuma il 29,5, di cui:
il 31,5% M (nel 1980 erano il 54,3%)
il 26,6% F (nel 1980 erano il 16,7%)
Tra i MEDICI fuma il: 41% (In Italia e Spagna 4 medici su 10 sono
fumatori rispetto all'Inghilterra ove ne fuma 1 su 10).
Tra gli INSEGNANTI il tabagismo raggiunge: 26%
QUANTI MORTI?
Il fumo provoca 90.000 morti/anno di cui:
51.000 per tumori (30.000 per ca.
polmonare e 21.000 per ca. vescica, cavo orale, faringe, laringe
). 25.000 per bronchite ed
enfisema polmonare. · 14.000
per patologia vascolare cardiaca e cerebrale.
Ogni 7-8 min. muore una persona per patologia legata al fumo.

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COME
SMETTERE DI FUMARE
|
Il fumo di tabacco
soddisfa i criteri stabiliti da diverse Organizzazioni Sanitarie
Internazionali per definire uno stato di dipendenza. Se è vero che la
sua assunzione attraverso il fumo crea benefici effetti in termini di
attenzione, euforia, rilassamento e gratificazione, a seconda dello
stato psicologico e situazionale in cui si trova il soggetto, purtroppo
altrettanto vero che nei fumatori, specie in quelli più accaniti, che
tentano di smettere, si manifesta uno stato di astinenza già a
|
|
poche ore
dall'improvvisa cessazione o da un'importante riduzione del fumo.I
sintomi di astinenza sono numerosi e di segno talvolta opposto:
agitazione, irritabilità, ansia, tensione, sonnolenza, rallentamento
dei riflessi, difficoltà di concentrazione, disturbi del sonno,
stanchezza, depressione. I disturbi sono più evidenti nella prima
settimana e di solito scompaiono dopo una ventina di giorni, al massimo
dopo un mese. Negli ultimi tempi sono stati condotti vari studi
scientifici sulla disassuefazione dal fumo. Fra tutte le tecniche di
disassuefazione impiegate, più efficaci ed attendibili si sono
dimostrate le seguenti combinate tra loro:
1) l'azione di
consulenza (counceling) del medico di fiducia
2) l'uso di terapia nicotinica sostitutiva mediante cerotti,
chewing-gum, spray nasale o inalatore. Secondo questi studi, il medico
di fiducia con dei semplici consigli riesce a far smettere 2-5 soggetti
su 100 che salgono al 9% se si tratta di donne in gravidanza fino al 36%
per i pazienti che hanno avuto un infarto.
La terapia sostitutiva
con nicotina utilizzata da sola, a seconda dei vari studi e dei
dosaggi di nicotina impiegati, ha ottenuto risultati di astensione
statisticamente significativi a 6 mesi (12,5%-33,6%) e a 1 anno (27,5%).
Invece, l'azione combinata di questi due metodi (breve azione di "counceling"
singolo o di gruppo e cerotto)
|
|
aumenta e
consolida nel tempo i risultati di disassuefazione rispetto a quelli
conseguiti con la sola nicotina. Il tutto viene potenziato dalla recente
introduzione nella farmacopea italiana della pillola antifumo a base di bupropione.
Esiste un test semplice, ma scientificamente testato, il Test
di FAGERSTROM che permette di rilevare il grado di nicotino-dipendenza
e di guidare all'uso e al giusto dosaggio del cerotto a base di
nicotina.
La prima domanda del test consiste non a caso su quale è per il
fumatore la sigaretta "essenziale" durante la giornata.
Infatti tra le diverse domande che un fumatore in "via di
pentimento" si sentirà rivolgere, questa è certo la più
insidiosa e la più importante perchè, attenzione,
"essenziale", non vuol dire "buona", come la
sigaretta dopo un pasto. Spiega il prof. Fagestrom: "Essendo l'emivita
della nicotina molto corta (rimane nel sangue non più di un'ora per
essere poi trasformata dal fegato in cotinina che viene eliminata con le
urine), al mattino il serbatoio del fumatore è vuoto, per cui,
dall'urgenza che ha di riempirlo, dipenderà la difficoltà che
incontrerà nello smettere di fumare. E' per questo che l'essenzialità
della prima sigaretta al risveglio riveste un carattere chiave: perchè
misura la pendenza della salita su cui il fumatore dovrà spingere il
carro. Non è tanto quindi una questione di carattere o di volontà ma
di dipendenza: spinge meglio il carro chi ha minore dipendenza."
La nicotina inalata, in meno di 10 sec. giunge in alcune zone del
cervello (per esempio locus ceruleus e sistema mesolimbico) provocando
progressivamente delle modificazioni chimiche che sono responsabili
della dipendenza psichica e fisica; col tempo poi, la seconda supererà
la prima. Da qui l'esigenza di una terapia nicotinica sostitutiva.
Oltre a questi due metodi sono state esaminate altre tecniche adottate
nella disassuefazione, che per• non hanno trovato un riscontro
scientifico:
a) TECNICHE di
COMPORTAMENTO. Sotto questa dicitura sono inclusi e sono stati esaminati
metodi diversi tra loro, dai corsi antifumo condotti con medici e
psicologi fino all'uso di semplici manuali.
Anche le tecniche utilizzate sono di vario genere: c'è chi usa il
rilassamento corporeo, chi stabilisce premi al raggiungimento degli
obiettivi (e "punizioni" se si fallisce), chi cerca di
comprendere cosa sta alla base del desiderio di fumare, chi punta
sull'autocontrollo e sull'autostima. Queste tecniche hanno un effetto
statisticamente significativo (P=0,5) ma non più del semplice consiglio
e incoraggiamento medico (2%), con l'handicap aggiuntivo del costo che
queste tecniche di comportamento prevedono.
b) TECNICHE di DISGUSTO.
Sono due le procedure più seguite: raddoppiare il numero di sigarette
fumate o accelerare le boccate così da essere letteralmente nauseati
dal fumo. La loro efficacia secondo questo studio sarebbe soddisfacente
(14% di successo) se non fosse per due problemi: 1) ricerche più
approfondite sui 637 partecipanti allo studio, col dosaggio della
cotinina nelle urine è stato rilevato che molti degli
"astinenti" non avevano abbandonato del tutto il fumo. 2) il
secondo problema è la pericolosità di queste procedure che aumentano
bruscamente i livelli di nicotina nel sangue.
c) IPNOSI. Tecnica di
condizionamento al disgusto per il tabacco. Secondo gli ex-fumatori
l'efficacia sembra essere elevata (23%) ma non esistono studi
controllati sulle urine.
c) AGOPUNTURA e l'AURICOLOTERAPIA. Per queste due metodiche non esiste
alcuno studio controllato che ne abbia dimostrato l'efficacia.
c) ERBE e SOSTANZE NATURALI. Alcuni usano le erbe come coadiuvanti nel
trattamento anti-fumo come le radici di genziana o di calamo. Ma non
esistono studi scientifici rigorosi sull'argomento.
c) OMEOPATIA. Si tratta di una terapia di disassuefazione che utilizza
granuli contenenti dosi infinitesimali di estratti di tabacco. Nemmeno
in questo caso esistono studi scientifici di conferma. |

PERCHE'
CONVIENE SMETTERE DI FUMARE
Smettere di fumare si può,
farlo costa fatica, ma è una fatica che viene premiata. Il fumo fa male,
ormai non esistono più dubbi scientifici a questo proposito. Ma è anche
certo che smettendo la situazione fisica può migliorare decisamente.
A) IN RELAZIONE AL RISCHIO DI
CONTRARRE UNA MALATTIA FUMO CORRELATA.
Chi cessa di fumare dopo 10 o più anni dall'ultima sigaretta migliora la
funzionalità respiratoria e vede dimezzare il rischio di sviluppare un tumore
al polmone o un infarto miocardico.
L'entità del rischio è tuttavia strettamente collegato alla durata
dell'esposizione al fumo. Se si è fumato per meno di 20 anni dopo 5-10 anni
dal momento della cessazione, il rischio oncogeno è paragonabile quasi a
quello dei non fumatori. Se l'abitudine al fumo è stata invece più
prolungata, il rischio diminuisce, ma non si riduce mai al livello di quello
dei non fumatori.
Bisogna quindi smettere di fumare prima che sia troppo tardi, cioè di aver
provocato nella mucosa bronchiale e a livello cardiovascolare delle
alterazioni non più reversibili.
Anche la riduzione del numero di sigarette fumate in un giorno o il passaggio
dalle sigarette senza filtro a quelle con filtro sono in grado di abbassare
anche se di poco il rischio oncogeno, ma certamente non di tanto quanto si
abbasserebbe smettendo del tutto di fumare.
In sintesi:
"NON ESISTE ALCUN SINGOLO PROVVEDIMENTO CHE AVREBBE CONSEGUENZE COSI'
ENORMI SULLE MORTI DA CANCRO, QUANTO UNA RIDUZIONE DELL'USO DI TABACCO"
Questa frase è stata scritta
da Richard Doll e Richard Peto, due tra i più importanti epidemiologi in
campo mondiale, nel loro testo "Le cause del cancro".
B) IN RELAZIONE
ALL'INVECCHIAMENTO DELL'ORGANISMO.
Smettendo di fumare si smette
di accelerare il proprio invecchiamento
Questo miglioramento delle prestazioni riguarda sia l'esercizio fisico che le
capacità organizzative e mentali.
Smettere di fumare significa non aver più il fiato corto e riuscire a:
· fare jogging
· nuotare a lungo
· andare in bicicletta anche in
salita
· salire le scale senza doversi
fermare ogni tanto per "tirare il
fiato"·
camminare discutendo animatamente
· svolgere le faccende domestiche
senza fatica
· giocare a tennis e battere una
persona più giovane
· ballare
· fare esercizi di respirazione
yoga
· fare ginnastica meglio e
divertendosi di più
I benefici psicologici sono molti. Gran parte di questi derivano dal
miglioramento dell'aspetto fisico:
il viso appare generalmente più disteso, più "pulito"
gli occhi sono più limpidi
si riducono le occhiaie e le borse palpebrali
l'alito è più fresco
i capelli non sono più impregnati di fumo stantio
il colorito diviene più roseo
tutta la persona appare più "ordinata"
non vi sono più strani rigonfiamenti nelle tasche per la necessità di
portare con sé‚ le sigarette...
Anche la casa ove si abita appare più pulita, sparisce l'odore di fumo da
tutti gli ambienti, senza neppure dover fare lo sforzo di vuotare i posacenere
pieni.
Questo aspetto fisico più
accattivante facilita certamente i rapporti interumani. Non accade più di
sentirsi dei "discriminati" in aereo o in treno, quando si deve
sedere forzatamente nel settore fumatori o quanto, appena rientrati in una
casa estranea, si cerca disperatamente con lo sguardo un posacenere.
Oltre a ciò, riuscire a smettere di fumare aumenta enormemente il senso di
autostima, di rispetto di sé‚ e di orgoglio, ci si sente più apprezzati
dalla propria famiglia (e forse lo si è realmente!), si è contenti di aver
fatto qualcosa di positivo per se stessi, di aver reagito alla tentazione di
autocompatirsi, crogiolando nelle proprie debolezze e nel proprio fumo. Molti
ex fumatori dicono di "sentirsi dei vincenti" da quando hanno smesso
di fumare.
La mancanza di sigarette, gli scioperi dei tabaccai, il soggiorno in località
un po' selvagge per i fumatori è sempre causa di ansia. Molti dicono che
questa ansietà si trasforma in energia, in sensazione di esser padroni della
propria vita e delle proprie azioni.
Smettendo di fumare si compie un'azione positiva per se stessi, ma anche per
gli altri. Cessano così i sensi di colpa verso i propri figli o i propri
conviventi, verso i propri amici e parenti. Vi è meno necessità di scusarsi,
non si devono trovar pretesti per alzarsi da tavola o uscire da una stanza per
fumare: si è in miglior sintonia con il resto del mondo.
Se non si comprano più sigarette, a fine mese ci si ritrova una discreta
somma di denaro in più in tasca. Non c'è bisogno di spiegare perchè questo
aumenta il senso di autostima e la stima che effettivamente ci può esser
tributata da chi ci sta accanto!
E' importante smettere di ripromettersi di non fumare più per poi mancare la
promessa. si acquista maggior dignità e padronanza di sé. Quando si smette
di fumare, si vive un piccolo momento di celebrità: tutti chiedono cos'è
successo, come ci si sente, se è poi così difficile ... si diventa dei
protagonisti.
Tutti questi effetti positivi si possono riassumere nel fatto che, smettendo
di fumare, si smette di "vergognarsi della propria debolezza", si
riesce a "fronteggiare direttamente lo stress", invece di cercare di
nasconderlo dietro una nuvola di fumo, si può"essere orgogliosi della
propria aumentata maturità".
Smettendo si fumare si migliora la propria salute fisica e mentale e la
propria immagine sociale.
C) IN RELAZIONE AL FATTORE
ECONOMICO
chi smette di fumare è un
vincente e ci guadagna!
In più di 93 paesi si è potuto constatare che, più elevato è il prodotto
nazionale lordo (indice di ricchezza) tanto più stretto è il controllo del
governo sul fumo.
Il prodotto nazionale lordo influisce per il 49% sulla variabilità degli
indicatori considerati: tasso di crescita annua della popolazione, mortalità
infantile, numero di letti in ospedale, numero di televisori, consumo di
proteine, spesa militare, iscrizione alla scuola primaria. Quanto più alti
sono questi indicatori, tanto più frequentemente vi sono avvisi per la salute
sui pacchetti di sigarette, campagne antifumo alla televisione e radio,
proibizione di vendita ai minori.

Costituzione chimica del fumo del
tabacco
Il fumo del tabacco e un miscuglio gassoso contenente minute particelle
liquide e solide in sospensione
e può quindi essere definito un aerosol concentrato,
nel quale si trova disperso materiale corpuscolato di piccolissime dimensioni.
Dalla grandezza delle particelle e dalla forza d’aspirazione del fumo
dipende la deposizione delle particelle stesse:
quelle di dimensioni più piccole penetrano profondamente nell'albero
respiratorio fino ai bronchioli e agli alveoli,
mentre quelle più grandi si fermano nelle prime vie respiratorie.
La composizione chimica del fumo del tabacco è complessa e variabile e
dipende dalla qualità del tabacco,
dalle lavorazioni cui è stato sottoposto e dal modo in cui viene fumato.
Si deve senz'altro al processo d’aspirazione del fumo
se la sigaretta è chiamata in causa molto più insistentemente degli altri
prodotti del tabacco
(pipa e sigari) nell'etologia delle malattie all'apparato cardiovascolare e
respiratorio.
Il fumo di sigaro e di pipa, o non è ispirato o lo è senz'altro in maniera
meno continua e intensa del fumo di sigaretta.
Recentemente sono stati isolati circa 12.000 composti di cui circa 3800
componenti sono stati identificati.
Alcune componenti sono presenti in tutti i fumi sia centrali che laterali
altri variano da tipo di fumo e da tipo di tabacco.
I principali composti sono: l'ossido di carbonio, l'acido cianidrico, gli
ossidi d’azoto, le aldeidi, i fenoli,
gli alcaloidi (come la nicotina), l'arsenico, gli elementi radioattivi, gli
idrocarburi aromatici.
I componenti del fumo di tabacco non sono tutti preesistenti nelle foglie di
tabacco,
ma per la massima parte si formano durante la combustione alla temperature che
varia dai 600 agli 800 gradi,
da altri composti presenti nelle foglie e che sono detti precursori.
La composizione chimica del fumo perciò dipende sostanzialmente da due ordini
di fattori:
la composizione chimica delle foglie del tabacco e le condizioni della
combustione.
Entrambi questi elementi sono a loro volta condizionati da molteplici altri
fattori.
Per quanto concerne la composizione chimica delle foglie sono tenere
in particolare considerazione la selezione dei tabacchi e i metodi di
coltivazione,
i disinfettanti utilizzati, i processi di cura e di concia, l'aggiunta di
sostanze a scopo umettante od aromatizzazione.
Per quanto riguarda le condizioni della combustione particolare importanza
rivestono la temperatura di combustione,
la forza e la durata dell'aspirazione (che condizionano l'ossigenazione della
combustione
e indirettamente anche la temperatura della combustione), la lunghezza della
sigaretta e del mozzicone,
la presenza o meno del filtro
e il tipo di filtro che ha una notevole importanza nella trattenuta di una
parte dei costituenti del fumo.
Anche nel fumo che si disperde nell'aria dell'ambiente nel periodo in cui il
fumatore non aspira la sigaretta
si trovano gli stessi composti che sono contenuti nel fumo aspirato.
Anzi si può affermare che per quanto riguarda la nicotina e il catrame totale
(catrame è tutto ciò che si deposita facendo raffreddare il fumo
o disciogliendolo in adatti solventi e facendo poi evaporare il solvente)
i valori presenti nel fumo che va nell'ambiente sono doppi o addirittura
quadrupli di quelli presenti nel fumo aspirato;
anche l'ossido di carbonio e gli altri gas sono presenti nel fumo
dell'ambiente in quantità elevate.
Si può pertanto affermare che respirando l'aria contaminata dal fumo di
tabacco,
anche il non fumatore può assumere i componenti del fumo in quantità
notevoli,
anche se non pari a quelle introdotte dal fumatore,
che naturalmente assomma alle sostanze inalate col fumo aspirato anche quelle
assunte con il fumo respirato.

La storia del tabacco
Nelle scuole elementari americane anni fa una campagna per l'educazione
antifumo cominciava con un indovinello:
"Nasce come stramberia, si trasforma in costume, diviene vizio, finisce
piaga dell'umanità".
Come stramberia la portano in Europa i reduci delle esplorazioni colombiane.
Le prime notizie storiche le troviamo nella "Storia Generale delle
Indie" di Bartolomeo de la Casas
in cui si legge al riguardo che gli indiani " mischiano il fiato con il
fumo di un'erba chiamata "petum"
e soffiano come “dannati”.
Il "petum" o "tabago" veniva annusato, masticato o fumato
in delle specie di pipe di pietra rossastra.
Sia per I Maya, che per i pellirosse, il far ardere il tabacco rappresentava
un fatto religioso
e voler osannare il Dio Balan, il dio dei quattro venti, che accendeva con i
suoi lampi e le sue fumate il cielo (le nuvole).
Ma le testimonianze degli esploratori sono comunque concordi nell'affermare
che
" inghiottire fumo prende più tempo che lavorare...".
Sembra che a portare il tabacco in Europa fosse il frate Romano Pace;
sicuramente in Spagna venne introdotto nel 1559 da Gonzalo Fernadez de Toledo:
si diffuse a livello diplomatico in tutto il continente
quando l'ambasciatore portoghese Jean Nicot fece omaggio a Caterina de Medici
non solo delle foglie,
ma anche dei semi delle piante che venne denominata dal nome di Nicot "Herba
nicotina".
Credo che pochi, anche tra i più incalliti fumatori, sono a conoscenza
dell'origine del nome tabacco e nicotina.
Ma andiamo avanti con qualche ricordo di storia:
in Italia venne introdotta nel 1579 dai Cardinali Santa Croce e Tornabuoni.
Nella buona borghesia l'ora del fumo precedette cronologicamente di almeno due
secoli l'ora del te.
Già nel 1600 gli Stati (prima l'Inghilterra, seguita dalla Francia e poi
dagli altri) pensarono di far fruttare il vizio
costituendo i Monopoli.
Ma intanto nel 1650 alla corte di Savoia si ballava "il ballo del
tabacco", segno del favore goduto dalla moda.
Nel 1700 tabaccavano tutti: papi, re, cardinali, ambasciatori, medici e
parroci.
Il vizio o l'abitudine finì anche per contagiare le donne.
M.M., la suora che divideva i suoi favori tra l'abate di Bernis e Casanova,
regalò a quest'ultimo una tabacchiera
che aveva un doppio segreto.
Tirando il fondo della scatoletta appariva il suo ritratto in abiti monastici,
ma spingendo su un angolo si apriva un coperchietto che la mostrava tutta nuda
distesa su un materasso nero.
Sempre nel 1700 alcune dame fondarono poi l'ordine della Tabacchiera.
Vi si legge:
"Noi Cavalieresse dell'Ordine della Tabacchiera,
dichiariamo di non aver trovato fino ad oggi nulla all'infuori del tabacco
degno di farsi amare costantemente da noi.
Il tempo ci fa trovare dei difetti nei nostri amanti, dell'ingratitudine nelle
nostre amiche, del ridicolo in una moda
che noi cambiamo quattro volte all'anno.
solo il tabacco noi troviamo degni di essere amato."
Nel 1700 infine gli si ritenevano qualità medicamentose:
era decisivo per combattere la peste, le ulcere gastriche,
e le polmoniti erano purificate con dense nuvole aspirate nella cassetta
toracica;
le piaghe perdevano la loro virulenza dopo essere state affumicate;
gli epilettici ritrovavano un equilibrio dopo robuste pipate.
Non parliamo poi dei piccoli malessere, tipo emicranie, capogiri, nausee;
le carie dentarie erano poi intossicate dal fumo.
Dall'uso e all'abuso di tale panacea il passo era breve:
un sigaro, quando si è fuori forma, una fiutatina di tabacco per schiarire le
idee annebbiate e il tabacco diventa costume.
L'origine della sigaretta sembra che sia stata inventata durante la guerra di
Crimea,
quando un carico di pipe colò a picco
e ai soldati venne l'idea di arrotolare il tabacco nei contenitori di carta
della polvere da sparo.
Per molti anni la sigaretta non interessò i fumatori di pipa e di sigari,
perché ritenuta troppo dolciastra o insipida,
ma quando, tra le due guerre mondiali, i trinciati si fecero più forti,
quello che prima era un vizio ora divenne una piaga
che si estendeva progressivamente, spinta dall'avvio delle necessità
industriali:
tale necessità crebbe durante la seconda guerra mondiale con lo sviluppo
della pubblicità
che indirizzò, come ancor oggi, i costumi e le abitudine della collettività.
E con questa triste constatazione finisce o meglio si interrompe la storia del
fumo e del tabacco,
una storia che ci serberà ancora però capitoli interessanti.
E con questa triste constatazione finisce o meglio si interrompe la storia del
fumo e del tabacco, una storia che ci serberà ancora però capitoli
interessanti.
Saranno i capitol , aperti nel 1964 con il rapporto Terry, che mettono in luce
l'azione negativa del fumo,
inserendolo in una situazione sempre più grave di inquinamento atmosferico.
La fine degli anni ottanta vedono salire in tutto il mondo i movimenti
cosiddetti dei "verdi"
che vogliono mettere in luce gli aspetti negativi della commercializzazione e
industriali
per far ritornare in vita l'aspetto naturalistico dell'uomo.
Il fumo ha cessato di essere un fatto individuale, una scelta personale e in
definitiva insindacabile
nel momento in cui ci si è accorti che il fumo passivo,
cioè il fumo che la vicinanza di un fumatore ti costringe a inalare, è
anch'esso nocivo.
Agli inizi degli anni ottanta un giapponese, Takeshi Hirayama, pubblicò uno
studio statistico
che dimostrava che in un campione di 50.000 donne sposate, le mogli dei
fumatori, pur non essendo fumatrici,
si ammalavano di cancro del polmone con frequenza doppia delle mogli dei
fumatori.
Da allora, in alcuni popoli più degli altri, ma in generale ovunque, se ti
fumano addosso non è più un gesto maleducato,
ma un attentato alla tua salute.
Questa, in breve, è la storia del tabacco e di come si fuma;
si potrebbe riassumere così la sua storia:
Nascita, vita e
morte di una stramberia che è diventata un' abitudine e un vizio.

EMENDAMENTO DEL GOVERNO
COLLEGATO ALLA FINANZIARIA IN MATERIA DI FUMO
Art.27…
(Divieto di fumare)
E' vietato fumare in tutti gli spazi confinati, ad eccezione di:
- quelli adibiti esclusivamente ad uso privato, non aperti al
pubblico o ad utenti;
-quelli riservati ai fumatori e come tali contrassegnati.
- Gli esercizi e i luoghi di lavoro di cui al comma 1 lettera b
devono essere dotati di impianti per la ventilazione ed il ricambio di aria
regolarmente funzionanti. Le caratteristiche tecniche degli impianti per la
ventilazione ed il ricambio d'aria sono definiti, entro 60 giorni dalla data
di pubblicazione in Gazzetta Ufficiale della presente legge, con regolamento
da emanarsi ai sensi dell'articolo 17, comma 1 della legge 23 agosto 1988, n.
400 e successive modificazioni, su proposta del Ministro della Salute. Con lo
stesso regolamento sono definiti i requisiti degli spazi riservati ai fumatori
nonché i modelli dei cartelli connessi all'attuazione delle disposizioni di
cui al presente articolo.
· Negli esercizi di pubblico
ristoro l'area riservata ai fumatori, ai sensi del comma 1 lettera b), non può
comunque eccedere il 30 per cento della superficie disponibile del locale.
· Con regolamento da emanarsi ai
sensi dell'art.17, comma 1 della legge 23 agosto 1988, n. 400 e successive
modificazioni, su proposta del Ministro della Salute, possono essere
individuati ulteriori luoghi chiusi nei quali sia consentito fumare.
· Alle infrazioni al divieto
previsto dal presente articolo si applicano le misure sanzionatorie previste
dall'art. 52, comma 20 della legge 28 dicembre 2001, n.448.
· Al fine di consentire una
adeguata attività di informazione, da attivare d'intesa con le Organizzazioni
di categoria più rappresentative, le disposizioni di cui ai commi 1, 2, 3, 4
e 5 del presente articolo entrano in vigore decorsi centottanta giorni dalla
data di pubblicazione della presente legge nella Gazzetta Ufficiale della
Repubblica Italiana.
· Entro 120 giorni dalla data di
pubblicazione della presente legge con accordo sancito con la Conferenza
Permanente per i Rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome, su
proposta del Ministro della Salute di concerto con i Ministri della Giustizia
e dell'Interno, sono ridefinite le procedure per l'accertamento delle
infrazioni, la relativa modulistica per il rilievo delle sanzioni nonché
l'individuazione dei soggetti legittimati ad elevare i relativi processi
verbali, quelli competenti a ricevere il rapporto sulle infrazioni accertate
ai sensi dell'art.17 della legge 24 novembre 1981, n. 689 e quelli deputati a
comminare le relative sanzioni, fissando altresì le modalità di attribuzione
dei proventi delle sanzioni amministrative alle Regioni ed alle Province
autonome, ai Comuni ovvero allo Stato. Una quota non inferiore al 50% degli
introiti è destinata all'attuazione di programmi di educazione alla salute
sui danni derivanti dal fumo.
· Le disposizioni di cui al
presente articolo non comportano maggiori oneri a carico del bilancio dello
Stato.
· Dalla data di cui al comma 6 le
disposizioni della legge 11 novembre 1975, n. 584 in contrasto con il presente
articolo sono abrogate.
IL GOVERNO

Il fumo di tabacco costituisce uno dei maggiori fattori
di rischio nello sviluppo di patologie, spesso croniche ed invalidanti, che
influiscono negativamente sul benessere e sull'economia di ogni paese: secondo
l'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) rappresenta la principale causa
delle morti evitabili nel mondo. Il fumo di tabacco è coinvolto nella
patogenesi di almeno otto tipi di cancro (polmone, vie respiratorie, fegato,
pancreas, esofago, stomaco, rene, cervice uterina, leucemie) e di diverse
altre malattie non tumorali, ma potenzialmente mortali, quali il cuore
polmonare, la broncopneumopatia cronica ostruttiva, le coronaropatie, gli
accidenti cerebrovascolari. Il fumo, inoltre, aumenta il rischio di aborti
spontanei, di gravidanze extrauterine, di scarso peso alla nascita, nonché di
difetti congeniti del nascituro. Numerose altre condizioni correlate al fumo
di sigaretta sono responsabili di una notevole spesa sanitaria (vasculopatie
periferiche, cataratte, parodontopatie). I danni causati dal fumo sono legati
non solo al catrame (responsabile dei tumori), ma anche alla presenza di oltre
4.000 sostanze nocive contenute nel prodotto della combustione.
L'inalazione passiva del fumo di tabacco da parte di non
fumatori è ugualmente associata ad effetti deleteri per la salute, anche se
con minori livelli di rischio rispetto al fumo attivo.
Gli ultimi dati sul tabagismo in Italia, relativi al 1999
(ISTAT Indagine Multiscopo sulle famiglie "Aspetti della vita
quotidiana"), indicano una percentuale di fumatori nella popolazione
italiana totale (>14 anni) pari al 24,5%; per i maschi la percentuale sale
al 32,4%, mentre scende al 17,1% nelle femmine. Dal 1980 in poi si nota una
graduale diminuzione fino alla metà degli anni novanta, dovuta essenzialmente
alla riduzione della prevalenza degli uomini fumatori: nella popolazione
totale si è passati dal 34,9% del 1980 al 25,1% del 1994; nello stesso
periodo, mentre nelle femmine il dato oscilla intorno al 17%, per i maschi
diminuisce di 20 punti percentuali (54,3% nel 1980; 34,1% nel 1994).
Successivamente, soprattutto dal 1997, la percentuale di fumatori, sia maschi
che femmine, si stabilizza.
L'abitudine al fumo è più diffusa nella classe di età 45-54 anni per i
maschi (39,1%) e 35-44 anni per le femmine (28%); inoltre riguarda il 21,6%
dei giovanissimi tra i 14 e i 24 anni (24,9% nelle aree metropolitane).
Analizzando il dato relativo a questa classe negli ultimi anni, si osserva che
la percentuale di fumatori maschi è stabile (circa 27%), mentre la
percentuale di femmine tende ad aumentare (13,7% nel 1997; 15,4% nel 1999).
L'abitudine al fumo è in relazione al livello di istruzione, ma si
differenzia nei due sessi: nei maschi la relazione è inversa essendo meno
frequente quanto più alto è il titolo di studio (25,2% per la laurea; 36,7%
per la licenza media); nelle femmine, soprattutto nelle generazioni adulte o
anziane, la percentuale di fumatrici è più elevata nelle donne con livello
di istruzione elevato rispetto a quelle con titolo di studio più basso.
Nel 1999 l'ammontare dei soggetti che hanno smesso di fumare era pari al
19,6%; la prevalenza di ex fumatori, stabile temporalmente, è molto più alta
nei maschi (27,2%) rispetto alle femmine (12,5%).

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