TABACCO / Tabagismo

 

MINISTERO DELLA SALUTE - UFFICIO STAMPA
Divieto di fumo: fino a 500 Euro di multa per chi trasgredisce

Il Ministero della Salute informa che dal 1° gennaio sono notevolmente aumentate le multe per chi trasgredisce i vigenti divieti di non fumare. L'articolo 52 della Legge Finanziaria 2002, comma 20, porta infatti "la sanzione amministrativa del pagamento" a una somma che varia da Euro 25 (Lire 48.407) a Euro 250 (Lire 484.068 )" e dispone che tale importo sia raddoppiato "qualora la violazione sia commessa in presenza di una donna in evidente stato di gravidanza o in presenza di lattanti o bambini fino a dodici anni".
Inasprite anche le sanzioni nei confronti di chi, pur avendone la responsabilità, non appone gli appositi cartelli "vietato fumare" secondo le norme di legge oppure non fa rispettare il divieto. Queste persone sono soggette al pagamento di una somma da Euro 200 (Lire 387.254) a Euro 2.000 (Lire 3.872.540) e tale importo viene aumentato della metà nel caso in cui nei locali e sui mezzi del trasporto pubblico gli impianti di condizionamento dell'aria non funzionino o non siano perfettamente efficienti.
I controlli e l’applicazione delle sanzioni saranno in primo luogo affidate ai Carabinieri della Salute.
Rivolta ad accrescere la tutela dei non fumatori dal fumo passivo, la norma della Finanziaria 2002 aggiorna quanto già disposto dalla Legge 584/1975 e successive modificazioni, che prevedevano una sanzione da Lire 4.000 a Lire 10.000.
Il fumo, sia attivo che passivo, costituisce infatti uno dei principali fattori di rischio per le patologie dell'apparato respiratorio e cardiovascolare (circa 90mila morti l’anno). Dal fumo dipendono il 90 per cento dei decessi per tumore polmonare (30mila l’anno) e l'esposizione al fumo passivo fa sì che le persone che convivono abitualmente con almeno un fumatore in famiglia presentino un maggior rischio di malattie delle vie respiratorie ma anche di tumori e infarti. Secondo l'Istat, nel nostro Paese i fumatori passivi sono oltre 15 milioni, dei quali uno su quattro ha meno di 14 anni. Autorevoli studi internazionali indicano nell'esposizione al fumo passivo dei genitori il fattore di rischio ambientale più importante soprattutto per i bambini affetti da patologie allergiche e respiratorie.

Questo è il testo dell'articolo della Finanziaria 2002 che affronta questo argomento:


Legge Finanziaria 2002 - DISPOSIZIONI PER LA FORMAZIONE DEL BILANCIO ANNUALE E PLURIENNALE DELLO STATO - Art.52 comma 20

Comma 20: L’articolo 7 della legge 11 novembre 1975, n. 584, è sostituito dal seguente:

Art. 52.
1. I trasgressori alle disposizioni dell’articolo 1 sono soggetti alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 25 a euro 250; la misura della sanzione è raddoppiata qualora la violazione sia commessa in presenza di una donna in evidente stato di gravidanza o in presenza di lattanti o bambini fino a dodici anni.

2. Le persone indicate all’articolo 2, che non ottemperino alle disposizioni contenute in tale articolo, sono soggette al pagamento di una somma da euro 200 a euro 2.000; tale somma viene aumentata della metà nelle ipotesi contemplate all’articolo 5, primo comma, lettera b). 3. L’obbligazione di pagare le somme previste nella presente legge non è trasmissibile agli eredi.

COMMENTO ALLE NUOVE DISPOSIZIONI PER LA FORMAZIONE DEL BILANCIO ANNUALE E PLURIENNALE DELLO STATO IN MATERIA DI FUMO

A Cura della Dott.ssa Paola Stefani

L'inasprimento delle sanzioni per la violazione del divieto di fumo, data la inadeguatezza economica delle precedenti, è un provvedimento tanto auspicato quanto necessario. Tuttavia l'effetto deterrente di tale maggiore severità dipenderà molto dall'applicazione delle norme antitabacco che, notoriamente, sono fra le più disattese. Si pensi, per esempio, alla costante infrazione della proibizione di vendita di sigarette ai minori.

Nel nostro Paese, infatti, responsabili una scarsa sensibilizzazione ed educazione sanitarie, è finora invalsa una diffusa tolleranza nei confronti delle eventuali violazioni, sovente perpetrate proprio nelle istituzioni preposte a vigilare sul rispetto delle norme (scuole, commissariati, caserme...).

Un modello, magari epurato da un malsano fanatismo, è senz'altro costituito dalla legislazione di alcuni Stati americani, fra i quali occorre menzionare la California, ove il numero dei fumatori è diminuito più del doppio rispetto alla media nazionale, grazie (seppure non in via esclusiva) all'applicazione dei divieti di fumo nella maggioranza dei locali pubblici (compresi quelli gestiti da privati). La funzione delle proibizioni, infatti, non è solo quella di tutelare i non fumatori, ma anche quella di dissuadere, attraverso un'immagine socialmente negativa, dal fumo.

 
  DATI  
 


Fumatori italiani: nel 1983: 16 milioni.
nel 1996: 13,5 milioni (rilevazione ISPO, novembre 1996).
nel 2000: 18 milioni (rilevazione Rilevazione Istituto Superiore di Sanità).

Maschi: 30%
Femmine: 17,6% (ISTAT), 26,1% (OMS)
Prevalenza geografica: Centro-Sud Italia.
Regione con maggiore tasso di fumatori maschi: Campania (40% di fumatori).
femmine: Umbria (20% di fumatrici).
Regione con minore tasso di fumatori maschi: Veneto (25,6 di fumatori).
femmine: Basilicata (7% di fumatrici).

Sigarette fumate in Italia: 90.000 tonnellate, pari a circa 90 miliardi di sigarette nel 97.
Sigari: 500 tonnellate /anno.
Sigarilli: 170 tonnellate /anno.
Trinciati: 500 tonnellate /anno.

COSTI

Spese per Fumo: circa 16 mila miliardi – imposte per il 73% sulle sigarette.
Spese da Fumo: circa 30 mila miliardi per malattie fumo-correlate, giornate lavorative perdute per bronchite cronica, e danni all’ambiente.
Decessi da Fumo in Italia: 90.000/anno. Sono attribuite al Fumo il 25% delle morti per tumore, ed il 12% delle morti per malattie cardiovascolari.
Invalidità da Fumo: per Enfisema, Malattie Cardiocircolatorie, lesioni all’Apparato Riproduttivo.

IDENTIKIT DEL FUMATORE

Età media: fra 20 e 39 anni.
Classe sociale: medio-bassa.
Consumo medio: il 65 % dei fumatori italiani fumano 15-20 sigarette al giorno.
Totale dei maschi: 11-20 sigarette al giorno.
Totale delle femmine: 6-10 sigarette al giorno.
Durata media della dipendenza tabagica: Nei maschi: 24 anni.
Nelle femmine: 17 anni.

Chi smette di fumare: in prevalenza maschi, di ogni età, ma specie dopo i 55 anni. Emergono fra questi gli uomini che si sono ritirati dal lavoro (49,5%). Circa il 30% dei fumatori vorrebbe smettere, ma solo il 20% riesce a farlo senza aiuto; il 40% è disponibile ad accettare un programma di aiuto.

Perché smette?: 44% per paura di ammalarsi.
39% perché ritiene il fumo nocivo.
7% perché non prova più gusto a fumare

Tendenza: Preoccupante è la crescita di giovani fumatori nella fascia di età tra 15 e 24 anni dal 1993 al 1996: dal 20,3% al 22,9%. In questo periodo sono stati i maschi di età 15-17 anni a sperimentare l'incremento maggiore passando dal 7,8% al 13,5%. Questa tendenza in aumento si è mantenuta costante fino al 1999 e prosegue ancora. Complessivamente si è registrato un forte incremento del 69,7% tra le ragazze di 14-16 anni. Nella fascia di età 17.19 anni l'aumento è stato del 40%. Tra i 15-16 anni fumano il 28% delle femmine e il 24% dei maschi.

Tutto ciò desta grave preoccupazione fra gli operatori della Salute Pubblica. Se ne deduce che le pressioni sociali a fumare, attraverso la propaganda dei prodotti da Fumo, ha avuto ancora la meglio ed il mercato del Tabacco è sempre in crescita. Se ne deduce la scarsità e l'inefficienza degli interventi educativi promossi dalle istituzioni. L'incidenza dei fumatori è diminuita solo nella popolazione più anziana.

EFFETTI DEL FUMO ATTIVO SULLA SALUTE

La relazione tra fumo attivo di tabacco e maggior frequenza di malattie non è più da documentare. E' una delle poche cose certe della medicina.
Quando una sigaretta viene fumata ad ogni "boccata" si genera una corrente primaria che interessa in prima battuta l'apparato respiratorio (fumo attivo) ed una corrente secondaria (combustione passiva della sigaretta) che insieme alla terziaria (fumo espirato dal fumatore) vanno a costituire il cosiddetto fumo passivo.
L'assunzione costante e prolungata di tabacco è in grado di incidere sulla durata della vita media oltre che sulla qualità della stessa:

- 20 sigarette al giorno riducono di circa 4-6 anni la vita media di un giovane che inizia a fumare a 25 anni ovvero per ogni settimana di fumo si perde un giorno di vita.
- Di 1.000 maschi adulti che fumano:
1 morirà di morte violenta
6 moriranno per incidente stradale
250 saranno uccisi dal tabacco per patologie ad esso correlate.
Gli organi colpiti dal fumo di tabacco sono molteplici: l'apparato broncopolmonare e quello cardiovascolare sono i più bersagliati.

Il "Center for Disease Control and Prevention" (CDC) degli U.S.A. ha identificato 27 malattie fumo-correlate. Ogni malattia ha un particolare rischio correlato al fumo.
La gravità dei danni fisici dovuti all'esposizione (anche passiva) al fumo di tabacco, è direttamente proporzionale all'entità complessiva del suo abuso. Più precisamente sono determinanti:
- età di inizio
- numero di sigarette giornaliere
- numero di anni di fumo
- inalazione più o meno profonda del fumo

Secondo l'ORGANIZZAZIONE MONDIALE della SANITA' (OMS) il 90-95% dei tumori polmonari, l'80-85% delle bronchiti croniche ed enfisema polmonare ed il 20-25% degli incidenti cardiovascolari, sono dovuti al fumo di tabacco.

EFFETTI DEL FUMO PASSIVO
SULLA SALUTE

Il "fumo passivo" (passive smoke o second hand smoke) è quello che viene inalato involontariamente dalle persone che vivono a contatto con uno o più fumatori attivi ed è il principale inquinante degli ambienti chiusi. Infatti quando una sigaretta viene fumata, il fumo che si sviluppa è di due tipi:
- centrale (in inglese chiamato mainstream smoke) che rappresenta il fumo attivo ed è prodotto dall'aspirazione del fumatore in gran parte inalato (corrente primaria) e solo in parte espirato (corrente terziaria).
- laterale (in inglese sidestream smoke) che rappresenta il fumo passivo ed è prodotto prevalentemente dalla combustione lenta della sigaretta lasciata bruciare passivamente nel portacenere o in mano fra un "tiro" e l'altro (corrente secondaria) e dal fumo espirato dal fumatore attivo (corrente terziaria).
Questa distinzione tra i due tipi di fumo corrisponde a differenze nella loro composizione.
Ricerche di chimica analitica hanno dimostrato che nel fumo laterale alcune sostanze irritative, ossidanti e cancerogene sono presenti in concentrazione superiore a quella del primo centrale; naturalmente il fumo "laterale" è molto diluito nell'aria ambiente, mentre il fumo "centrale è concentrato tutto all'interno dell'apparato respiratorio del fumatore.

E' importante ricordare che, quando il fumatore inspira profondamente il fumo, più della metà dei prodotti tossici (particolarmente catrame e monossido di carbonio) vengono trattenuti.
Il fumatore che non inspira ne trattiene molto meno.L'inquinamento ambientale è costituito per 6/7 dal fumo laterale e per 1/7 dal fumo centrale espirato dal fumatore.
E' essenziale per ridurre il rischio legato all'esposizione, aprire le finestre e cambiare l'aria il più spesso possibile. Questo accorgimento è sempre utile quando ci sono fumatori in ambienti chiusi, anche nelle città più inquinate, perchè numerosi e rigorosi studi hanno dimostrato che l'inquinamento atmosferico è responsabile di 1/4 delle malattie respiratorie.

E' ormai ampiamente dimostrato che l'esposizione al fumo di tabacco ambientale (FTA) costituisce secondo la Enviromental Protectonio Agency (EPA) "uno dei più diffusi e pericolosi fattori inquinanti dell'aria degli ambienti confinanti"(3) un rischio sanitario significativo per i non fumatori.

Il Surgeon General del USA e la National Accademy of Sciences sono giunti alla conclusione che anche il fumo passivo è in grado di indurre il cancro polmonare nei fumatori e che i figli di genitori fumatori hanno una maggiore incidenza di polmoniti, di bronchiti e crisi asmatiche rispetto ai figli di genitori non fumatori (1, 2). Secondo questi rapporti il fumo passivo provoca ogni anno negli USA quasi 5.000 decessi per cancro del polmone nei non fumatori. In Italia il fumo passivo sarebbe responsabile di un migliaio di morti l'anno. Anche gli studi epidemiologici più ottimisti valutano che il rischio cumulativo di morte per tumore polmonare sia di un morto ogni 1.000 persone esposte al fumo passivo. Questo rischio pur essendo enormemente inferiore a quello dei fumatori attivi (in cui è dell'ordine di 380 morti ogni 1.000 persone fumatrici). Tuttavia è decisamente poco accettabile. Recentemente si è vista una stretta correlazione tra fumo passivo e rinofaringiti con otiti purulenti dei bambini. I figli dei fumatori vanno incontro molto più frequentemente degli altri (38% in più).
Oltre alle malattie respiratorie al fumo passivo si segnala anche per un aumentato rischio per le malattie coronariche e degli attacchi cardiaci del 20% (soprattutto a causa della nicotina e del monossido di carbonio).

Esistono tre metodologie di base per eliminare l'esposizione al fumo di tabacco ambientale (FTA):

1) la prima e la più diretta consiste nell'eliminare la fonte dell'inquinamento mediante il divieto o la restrizione del fumo nei luoghi pubblici e nei luoghi di lavoro.

2) la seconda strategia consiste nell'eliminazione dell'inquinamento dall'ambiente per mezzo di un miglioramento della ventilazione degli ambienti interni.

3) una terza possibilità di soluzione invoca, come misura contro il fumo passivo nei luoghi pubblici, le "comuni norme di educazione" (Times, 19 agosto 1985 p.52) (4). Purtroppo varie indagini epidemiologiche come quella condotta su 22.000 adulti nel 1987 in USA con l'obiettivo di stabilire se nelle situazioni che riguardano il fumo passivo si faccia uso o meno delle comuni norme di buona educazione, hanno dimostrato che la soluzione del problema FUMO-PASSIVO attraverso le comuni norme di educazione, caldeggiate dalle industrie del tabacco, ha scarsa possibilità di successo come unico mezzo per eliminare le esposizioni al fumo di tabacco ambientale.

Infatti secondo questo studio, circa la metà dei fumatori (47%) ha affermato di essere abituato ad accendere la sigaretta nei luoghi pubblici senza chiedere agli altri se ciò possa dar loro fastidio. D'altro canto quando qualcuno accende una sigaretta in un luogo pubblico, solo il 4% dei non fumatori chiede al fumatore di spegnere la sigaretta, malgrado la maggior parte dei fumatori consideri fastidioso e dannoso il fumo passivo (5, 6, 7).

 EFFETTI DEL FUMO SUL SISTEMA BRONCOPOLMONARE

Ma perchè l'apparato RESPIRATORIO è il più danneggiato dagli svariati inquinanti ambientali, atmosferici e voluttuari come il fumo di tabacco? La spiegazione la si ha facilmente se si tengono presenti alcune nozioni fondamentali di anatomofisiopatologia respiratoria.
QUANTE VOLTE: ognuno di noi ogni giorno inspira ed espira 15-20 volte al minuto e cioè 21.000-28.000 volte in un giorno, pari a circa 7,5-10 milioni di volte in un anno e a oltre mezzo miliardo di volte nella vita.
QUANTO: Ogni giorno inspiriamo ed espiriamo 15.000 litri d'aria (circa 5 milioni e mezzo in 1 anno) che viene filtrata da una superficie alveolare di 70-100 m2. Con l'inspirazione nelle 24 ore vengono convogliati negli alveoli 3.000 litri di O2, mentre con l'espirazione portiamo via dagli alveoli 6.000 litri di anidride carbonica (CO2).
E' quindi inevitabile che l'integrità dell'apparato ventilo-respiratorio possa venire attaccata da eventuali fattori nocivi presenti nell'aria che si respira.

In ogni boccata di fumo sono contenute almeno 1015 (10 seguito da 15 zeri, numero impronunciabile) di sostanze ossidanti e irritanti che sono i principali responsabili:
-a) della bronchite acuta e, alla lunga, di bronchite cronica (presenza di tosse ed escreato per almeno tre mesi all'anno per 2 anni consecutivi) ed enfisema (abnorme allargamento degli alveoli con distruzione delle loro pareti);
-b) della aumentata incidenza e gravità di episodi asmatici ed infezioni respiratorie ricorrenti.
Gli idrocarburi policiclici aromatici contenuti nel "catrame" e il Polonio 210 sono invece i principali responsabili dello sviluppo dei tumori, polmonari e non solo... 

EFFETTI DEL FUMO SUL SISTEMA CARDIO VASCOLARE

Il fumo è la causa principale di malattie coronariche in uomini e donne e si associa al:
·        30% delle morti causate da malattie coronariche.
·        Aumentato rischio di morte improvvisa.
·        Aumentata mortalità perioperatoria in pazienti con by pass coronarico.
·        Aumentato rischio di morte per aneurisma addominale aterosclerotico.
·        Aumentato rischio di vasculopatia periferica aterosclerotica
·        Azione sinergica con ipertensione ed ipercolesterolemia con forte aumento del rischio di coronaropatia e infarto.
·        Aumentato rischio di malattie cerebrovascolari.

Aumentato rischio di sviluppare emorragie cerebrali in donne che usano contraccettivi orali.

Il fumo di sigaretta facilita non solo l'arteriosclerosi delle coronarie, ma di tutte le arterie. Questo provoca specialmente nei fumatori numerose malattie. Eccone alcune:

ARTERIOPATIA OBLITERANTE;
STROKE;
ANEURISMA AORTICO;
CARDIOPATIA ISCHEMICA;
 

Il fumo, poi, stimolando una parte del nostro sistema nervoso (adrenergico) può favorire la vasocostrizione o gli spasimi delle arterie (soprattutto delle coronarie). Smettendo di fumare il rischio si riduce dopo solo un anno di astinenza. Dopo 20 anni diventa simile, ma sempre un po' superiore a quello di chi non ha mai fumato.


 EFFETTI SULLA FERTILITA' E SULLA DONNA IN GRAVIDANZA

Il fumo influisce negativamente sull'apparato riproduttivo, sia femminile che maschile. Inoltre nell'uomo è un importatnte fattore di disfunzione erettile.

- Provoca menopause più precoci di circa 2 anni rispetto alle non fumatrici in quanto il fumo altera la normale produzione di ormoni sessuali femminili. Nell'uomo può ridurre la fertilità mediante riduzione della densità dello sperma, del numero e della mobilità degli spermatozoi.
- Una donna gravida che fuma ha un aumentato rischio di aborti di bambini nati morti, e di avere neonati sottopeso (-200 g. in media).
- Il fumo durante la gravidanza può causare un ritardo di crescita e di sviluppo mentale oltre che polmonare (capacità respiratoria inferiore del 10%) del bambino.
- E' ormai accertato che attraverso la placenta non passa solo nicotina ma passano anche sostanze cancerogene come benzopirene (polmone), 4-amminobifenile (fegato) e acrino-nitrile (vescica), con aumentato rischio in età adulta.

- Aumento del rischio di cancro al collo dell'utero.

 COMBUSTIONE DEL TABACCO

Il fumo di tabacco è una miscela eterogenea di sostanze gassose e corpuscolate originate dal processo di combustione delle foglie confezionate prevalentemente sotto forma di sigarette e sigari. Quando il tabacco brucia, nella zona di combustione si raggiungono temperature tra gli 800 e gli 880° C. La forza con cui avviene l'aspirazione, variando la temperatura di combustione, modifica la composizione del fumo, per cui la stessa sigarette può dare origine a sostanze diverse a seconda del modo in cui viene fumata. La composizione del fumo di sigaretta è stata studiata mediante particolari macchine fumatrici, che simulano il fumo dell'uomo. E' stato pertanto calcolato che una sigaretta che pesa 1 grammo viene mediamente consumata dal fumatore, in quasi 12 minuti mediante 8-10 boccate di circa 2 secondi l'una per un volume totale di 250 ml. Il fumo aspirato attraverso la sigaretta corrisponde alla corrente PRIMARIA che costituirà. il cosiddetto FUMO ATTIVO, mentre la combustione spontanea all'aria tra due boccate danno la corrente SECONDARIA, responsabile del FUMO PASSIVO. Quest'ultima corrente è particolarmente importante per quanto riguarda l'inquinamento atmosferico ma soprattutto dei locali chiusi mal ventilati, sia dal punto di vista qualitativo che quantitativo; infatti a causa della più bassa temperatura di combustione della sigaretta fra una boccata e l'altra (500-600° C) la concentrazione di alcune sostanze è maggiore (nicotina, benzopirene, monossido di carbonio, ammoniaca, etc.) che nella corrente centrale; inoltre più dei due terzi dei prodotti di combustione di una sigaretta si vengono a trovare nella corrente secondaria.

... e la carta?
Il tabacco è avvolto nella carta (circa 15-16 cm2 per sigaretta) per cui chi fuma 20 sigarette/die (pari a circa 70.000 l'anno) inala e disperde nell'ambiente esterno anche i prodotti di combustione di circa 110.000 cm2 di carta , pari a 300 pagine di ... un elenco telefonico (15 cm2 x 20 sigarette/die x 365 giorni l'anno).

 COMPOSIZIONE DEL FUMO DI TABACCO

Il fumo che si sprigiona dalla combustione delle sigarette, dei sigari e dal tabacco da pipa, contiene sostanze sia allo stato di gas che in forma di polveri. Quest'ultime sono molto fini: hanno un diametro medio di 0,22 micron che consente loro di raggiungere i bronchioli e gli alveoli polmonari. Fra le oltre 4.000 sostanze diverse presenti nel fumo di sigaretta (di cui circa la metà si formano durante il processo di combustione), quattro gruppi sono particolarmente dannosi per l'organismo:


1) NICOTINA
2) MONOSSIDO di CARBONIO

3) IRRITANTI e OSSIDANTI

4) CANCEROGENI

 NICOTINA

La nicotina è una sostanza alcaloide la cui percentuale media nel tabacco di sigaretta è intorno all'1-2%; pertanto una normale sigaretta da 1 gr, che contiene circa 10-20 mg di nicotina con un passaggio nel fumo di circa il 10%, conterrà 1-2 mg. di nicotina. Una sigaretta cosiddetta leggera contiene meno di 1 mg di nicotina perché confezionata con particolari tipi di tabacco. La nicotina è un alcaloide il cui assorbimento da parte del fumatore cambia a seconda che il fumo venga inalato o no. Alcuni esperimenti con nicotina "marcata" con elementi radioattivi, hanno dimostrato che un fumatore che inala, assorbe oltre il 95% della nicotina; se non inala l'assorbimento è di circa la metà. Naturalmente la quota non assorbita oltre a quella della combustione passiva va nell'ambiente circostante "a beneficio" dei presenti. La nicotina assorbita facilmente dalla mucosa dei bronchi e degli alveoli attraverso il sangue, in circa 8 secondi raggiunge i principali organi bersaglio: cervello, ghiandole surrenali, fegato e di nuovo apparato broncopolmonare e viene eliminata con le urine sotto forma di cotinina. Può essere interessante sapere che la velocità di diffusione della nicotina attraverso la barriera ematoencefalica è doppia rispetto a quella dell'eroina. La nicotina è un agente farmacologico molto potente che agisce a piccole dosi ma che è mortale dopo somministrazione unica di 60 mg. La nicotina è responsabile della dipendenza e dà tolleranza (o assuefazione); ad essa è imputabile la sindrome di astinenza che può presentarsi nelle brusche sospensioni dei forti fumatori (irritabilità, sensazione di malessere, ridotta concentrazione, sonnolenza, crisi di bulimia, etc.).
Questa sostanza oltre a determinare quella che viene indicata come nicotino-dipendenza è responsabile di vari altri effetti (per es. sul sistema cardiovascolare e bronchiale).

QUANTE SIGARETTE?

In ITALIA il business convoglia nelle casse dello Stato 12.800 miliardi di lire, con un gettitofiscale per lo Stato al II posto dopo quello della benzina
QUANTI FUMATORI?I fumatori sono circa 13 milioni con un calo del 2,9% per gli uomini ed un aumento del 2,4% per le donne rispetto al 93 quando ammontavano a 16 milioni.
Percentualmente fuma il 29,5, di cui:
il 31,5% M (nel 1980 erano il 54,3%)
il 26,6% F (nel 1980 erano il 16,7%)
Tra i MEDICI fuma il: 41% (In Italia e Spagna 4 medici su 10 sono fumatori rispetto all'Inghilterra ove ne fuma 1 su 10).
Tra gli INSEGNANTI il tabagismo raggiunge: 26%
 QUANTI MORTI?
Il fumo provoca 90.000 morti/anno di cui:
       51.000 per tumori (30.000 per ca. polmonare e 21.000 per ca. vescica, cavo orale, faringe, laringe ).        25.000 per bronchite ed enfisema polmonare. ·        14.000 per patologia vascolare cardiaca e cerebrale.
Ogni 7-8 min. muore una persona per patologia legata al fumo.

 COME SMETTERE DI FUMARE

Il fumo di tabacco soddisfa i criteri stabiliti da diverse Organizzazioni Sanitarie Internazionali per definire uno stato di dipendenza. Se è vero che la sua assunzione attraverso il fumo crea benefici effetti in termini di attenzione, euforia, rilassamento e gratificazione, a seconda dello stato psicologico e situazionale in cui si trova il soggetto, purtroppo altrettanto vero che nei fumatori, specie in quelli più accaniti, che tentano di smettere, si manifesta uno stato di astinenza già a

poche ore dall'improvvisa cessazione o da un'importante riduzione del fumo.I sintomi di astinenza sono numerosi e di segno talvolta opposto: agitazione, irritabilità, ansia, tensione, sonnolenza, rallentamento dei riflessi, difficoltà di concentrazione, disturbi del sonno, stanchezza, depressione. I disturbi sono più evidenti nella prima settimana e di solito scompaiono dopo una ventina di giorni, al massimo dopo un mese. Negli ultimi tempi sono stati condotti vari studi scientifici sulla disassuefazione dal fumo. Fra tutte le tecniche di disassuefazione impiegate, più efficaci ed attendibili si sono dimostrate le seguenti combinate tra loro:

1) l'azione di consulenza (counceling) del medico di fiducia
2) l'uso di terapia nicotinica sostitutiva mediante cerotti, chewing-gum, spray nasale o inalatore. Secondo questi studi, il medico di fiducia con dei semplici consigli riesce a far smettere 2-5 soggetti su 100 che salgono al 9% se si tratta di donne in gravidanza fino al 36% per i pazienti che hanno avuto un infarto.
La terapia sostitutiva con nicotina utilizzata da sola, a seconda dei vari studi e dei dosaggi di nicotina impiegati, ha ottenuto risultati di astensione statisticamente significativi a 6 mesi (12,5%-33,6%) e a 1 anno (27,5%).
Invece, l'azione combinata di questi due metodi (breve azione di "counceling" singolo o di gruppo e cerotto)

aumenta e consolida nel tempo i risultati di disassuefazione rispetto a quelli conseguiti con la sola nicotina. Il tutto viene potenziato dalla recente introduzione nella farmacopea italiana della pillola antifumo a base di bupropione. Esiste un test semplice, ma scientificamente testato, il Test di FAGERSTROM che permette di rilevare il grado di nicotino-dipendenza e di guidare all'uso e al giusto dosaggio del cerotto a base di nicotina.
La prima domanda del test consiste non a caso su quale è per il fumatore la sigaretta "essenziale" durante la giornata. Infatti tra le diverse domande che un fumatore in "via di pentimento" si sentirà rivolgere, questa è certo la più insidiosa e la più importante perchè, attenzione, "essenziale", non vuol dire "buona", come la sigaretta dopo un pasto. Spiega il prof. Fagestrom: "Essendo l'emivita della nicotina molto corta (rimane nel sangue non più di un'ora per essere poi trasformata dal fegato in cotinina che viene eliminata con le urine), al mattino il serbatoio del fumatore è vuoto, per cui, dall'urgenza che ha di riempirlo, dipenderà la difficoltà che incontrerà nello smettere di fumare. E' per questo che l'essenzialità della prima sigaretta al risveglio riveste un carattere chiave: perchè misura la pendenza della salita su cui il fumatore dovrà spingere il carro. Non è tanto quindi una questione di carattere o di volontà ma di dipendenza: spinge meglio il carro chi ha minore dipendenza."
La nicotina inalata, in meno di 10 sec. giunge in alcune zone del cervello (per esempio locus ceruleus e sistema mesolimbico) provocando progressivamente delle modificazioni chimiche che sono responsabili della dipendenza psichica e fisica; col tempo poi, la seconda supererà la prima. Da qui l'esigenza di una terapia nicotinica sostitutiva.
Oltre a questi due metodi sono state esaminate altre tecniche adottate nella disassuefazione, che per• non hanno trovato un riscontro scientifico:

a) TECNICHE di COMPORTAMENTO. Sotto questa dicitura sono inclusi e sono stati esaminati metodi diversi tra loro, dai corsi antifumo condotti con medici e psicologi fino all'uso di semplici manuali.
Anche le tecniche utilizzate sono di vario genere: c'è chi usa il rilassamento corporeo, chi stabilisce premi al raggiungimento degli obiettivi (e "punizioni" se si fallisce), chi cerca di comprendere cosa sta alla base del desiderio di fumare, chi punta sull'autocontrollo e sull'autostima. Queste tecniche hanno un effetto statisticamente significativo (P=0,5) ma non più del semplice consiglio e incoraggiamento medico (2%), con l'handicap aggiuntivo del costo che queste tecniche di comportamento prevedono.

b) TECNICHE di DISGUSTO. Sono due le procedure più seguite: raddoppiare il numero di sigarette fumate o accelerare le boccate così da essere letteralmente nauseati dal fumo. La loro efficacia secondo questo studio sarebbe soddisfacente (14% di successo) se non fosse per due problemi: 1) ricerche più approfondite sui 637 partecipanti allo studio, col dosaggio della cotinina nelle urine è stato rilevato che molti degli "astinenti" non avevano abbandonato del tutto il fumo. 2) il secondo problema è la pericolosità di queste procedure che aumentano bruscamente i livelli di nicotina nel sangue.

c) IPNOSI. Tecnica di condizionamento al disgusto per il tabacco. Secondo gli ex-fumatori l'efficacia sembra essere elevata (23%) ma non esistono studi controllati sulle urine.
c) AGOPUNTURA e l'AURICOLOTERAPIA. Per queste due metodiche non esiste alcuno studio controllato che ne abbia dimostrato l'efficacia.
c) ERBE e SOSTANZE NATURALI. Alcuni usano le erbe come coadiuvanti nel trattamento anti-fumo come le radici di genziana o di calamo. Ma non esistono studi scientifici rigorosi sull'argomento.
c) OMEOPATIA. Si tratta di una terapia di disassuefazione che utilizza granuli contenenti dosi infinitesimali di estratti di tabacco. Nemmeno in questo caso esistono studi scientifici di conferma.

 PERCHE' CONVIENE SMETTERE DI FUMARE

Smettere di fumare si può, farlo costa fatica, ma è una fatica che viene premiata. Il fumo fa male, ormai non esistono più dubbi scientifici a questo proposito. Ma è anche certo che smettendo la situazione fisica può migliorare decisamente.

A) IN RELAZIONE AL RISCHIO DI CONTRARRE UNA MALATTIA FUMO CORRELATA.
Chi cessa di fumare dopo 10 o più anni dall'ultima sigaretta migliora la funzionalità respiratoria e vede dimezzare il rischio di sviluppare un tumore al polmone o un infarto miocardico.
L'entità del rischio è tuttavia strettamente collegato alla durata dell'esposizione al fumo. Se si è fumato per meno di 20 anni dopo 5-10 anni dal momento della cessazione, il rischio oncogeno è paragonabile quasi a quello dei non fumatori. Se l'abitudine al fumo è stata invece più prolungata, il rischio diminuisce, ma non si riduce mai al livello di quello dei non fumatori.
Bisogna quindi smettere di fumare prima che sia troppo tardi, cioè di aver provocato nella mucosa bronchiale e a livello cardiovascolare delle alterazioni non più reversibili.
Anche la riduzione del numero di sigarette fumate in un giorno o il passaggio dalle sigarette senza filtro a quelle con filtro sono in grado di abbassare anche se di poco il rischio oncogeno, ma certamente non di tanto quanto si abbasserebbe smettendo del tutto di fumare.
In sintesi:
"NON ESISTE ALCUN SINGOLO PROVVEDIMENTO CHE AVREBBE CONSEGUENZE COSI' ENORMI SULLE MORTI DA CANCRO, QUANTO UNA RIDUZIONE DELL'USO DI TABACCO"

Questa frase è stata scritta da Richard Doll e Richard Peto, due tra i più importanti epidemiologi in campo mondiale, nel loro testo "Le cause del cancro".

B) IN RELAZIONE ALL'INVECCHIAMENTO DELL'ORGANISMO.

Smettendo di fumare si smette di accelerare il proprio invecchiamento
Questo miglioramento delle prestazioni riguarda sia l'esercizio fisico che le capacità organizzative e mentali.
Smettere di fumare significa non aver più il fiato corto e riuscire a:
·        fare jogging
·        nuotare a lungo
·        andare in bicicletta anche in salita
·        salire le scale senza doversi fermare ogni tanto per "tirare il          fiato"·
         camminare discutendo animatamente
·        svolgere le faccende domestiche senza fatica
·        giocare a tennis e battere una persona più giovane
·        ballare
·        fare esercizi di respirazione yoga
·        fare ginnastica meglio e divertendosi di più
I benefici psicologici sono molti. Gran parte di questi derivano dal miglioramento dell'aspetto fisico:
il viso appare generalmente più disteso, più "pulito"
gli occhi sono più limpidi
si riducono le occhiaie e le borse palpebrali
l'alito è più fresco
i capelli non sono più impregnati di fumo stantio
il colorito diviene più roseo
tutta la persona appare più "ordinata"
non vi sono più strani rigonfiamenti nelle tasche per la necessità di portare con sé‚ le sigarette...
Anche la casa ove si abita appare più pulita, sparisce l'odore di fumo da tutti gli ambienti, senza neppure dover fare lo sforzo di vuotare i posacenere pieni.

Questo aspetto fisico più accattivante facilita certamente i rapporti interumani. Non accade più di sentirsi dei "discriminati" in aereo o in treno, quando si deve sedere forzatamente nel settore fumatori o quanto, appena rientrati in una casa estranea, si cerca disperatamente con lo sguardo un posacenere.
Oltre a ciò, riuscire a smettere di fumare aumenta enormemente il senso di autostima, di rispetto di sé‚ e di orgoglio, ci si sente più apprezzati dalla propria famiglia (e forse lo si è realmente!), si è contenti di aver fatto qualcosa di positivo per se stessi, di aver reagito alla tentazione di autocompatirsi, crogiolando nelle proprie debolezze e nel proprio fumo. Molti ex fumatori dicono di "sentirsi dei vincenti" da quando hanno smesso di fumare.
La mancanza di sigarette, gli scioperi dei tabaccai, il soggiorno in località un po' selvagge per i fumatori è sempre causa di ansia. Molti dicono che questa ansietà si trasforma in energia, in sensazione di esser padroni della propria vita e delle proprie azioni.
Smettendo di fumare si compie un'azione positiva per se stessi, ma anche per gli altri. Cessano così i sensi di colpa verso i propri figli o i propri conviventi, verso i propri amici e parenti. Vi è meno necessità di scusarsi, non si devono trovar pretesti per alzarsi da tavola o uscire da una stanza per fumare: si è in miglior sintonia con il resto del mondo.
Se non si comprano più sigarette, a fine mese ci si ritrova una discreta somma di denaro in più in tasca. Non c'è bisogno di spiegare perchè questo aumenta il senso di autostima e la stima che effettivamente ci può esser tributata da chi ci sta accanto!
E' importante smettere di ripromettersi di non fumare più per poi mancare la promessa. si acquista maggior dignità e padronanza di sé. Quando si smette di fumare, si vive un piccolo momento di celebrità: tutti chiedono cos'è successo, come ci si sente, se è poi così difficile ... si diventa dei protagonisti.
Tutti questi effetti positivi si possono riassumere nel fatto che, smettendo di fumare, si smette di "vergognarsi della propria debolezza", si riesce a "fronteggiare direttamente lo stress", invece di cercare di nasconderlo dietro una nuvola di fumo, si può"essere orgogliosi della propria aumentata maturità".
Smettendo si fumare si migliora la propria salute fisica e mentale e la propria immagine sociale.

C) IN RELAZIONE AL FATTORE ECONOMICO

chi smette di fumare è un vincente e ci guadagna!
In più di 93 paesi si è potuto constatare che, più elevato è il prodotto nazionale lordo (indice di ricchezza) tanto più stretto è il controllo del governo sul fumo.
Il prodotto nazionale lordo influisce per il 49% sulla variabilità degli indicatori considerati: tasso di crescita annua della popolazione, mortalità infantile, numero di letti in ospedale, numero di televisori, consumo di proteine, spesa militare, iscrizione alla scuola primaria. Quanto più alti sono questi indicatori, tanto più frequentemente vi sono avvisi per la salute sui pacchetti di sigarette, campagne antifumo alla televisione e radio, proibizione di vendita ai minori.

 Costituzione chimica del fumo del tabacco
Il fumo del tabacco e un miscuglio gassoso contenente minute particelle liquide e solide in sospensione
e può quindi essere definito un aerosol concentrato,
nel quale si trova disperso materiale corpuscolato di piccolissime dimensioni.
Dalla grandezza delle particelle e dalla forza d’aspirazione del fumo dipende la deposizione delle particelle stesse:
quelle di dimensioni più piccole penetrano profondamente nell'albero respiratorio fino ai bronchioli e agli alveoli,
mentre quelle più grandi si fermano nelle prime vie respiratorie.
La composizione chimica del fumo del tabacco è complessa e variabile e dipende dalla qualità del tabacco,
dalle lavorazioni cui è stato sottoposto e dal modo in cui viene fumato.
Si deve senz'altro al processo d’aspirazione del fumo
se la sigaretta è chiamata in causa molto più insistentemente degli altri prodotti del tabacco
(pipa e sigari) nell'etologia delle malattie all'apparato cardiovascolare e respiratorio.
Il fumo di sigaro e di pipa, o non è ispirato o lo è senz'altro in maniera meno continua e intensa del fumo di sigaretta.

Recentemente sono stati isolati circa 12.000 composti di cui circa 3800 componenti sono stati identificati.
Alcune componenti sono presenti in tutti i fumi sia centrali che laterali altri variano da tipo di fumo e da tipo di tabacco.
I principali composti sono: l'ossido di carbonio, l'acido cianidrico, gli ossidi d’azoto, le aldeidi, i fenoli,
gli alcaloidi (come la nicotina), l'arsenico, gli elementi radioattivi, gli idrocarburi aromatici.

I componenti del fumo di tabacco non sono tutti preesistenti nelle foglie di tabacco,
ma per la massima parte si formano durante la combustione alla temperature che varia dai 600 agli 800 gradi,
da altri composti presenti nelle foglie e che sono detti precursori.
La composizione chimica del fumo perciò dipende sostanzialmente da due ordini di fattori:
la composizione chimica delle foglie del tabacco e le condizioni della combustione.
Entrambi questi elementi sono a loro volta condizionati da molteplici altri fattori.

Per quanto concerne la composizione chimica delle foglie sono tenere
in particolare considerazione la selezione dei tabacchi e i metodi di coltivazione,
i disinfettanti utilizzati, i processi di cura e di concia, l'aggiunta di sostanze a scopo umettante od aromatizzazione.

Per quanto riguarda le condizioni della combustione particolare importanza rivestono la temperatura di combustione,
la forza e la durata dell'aspirazione (che condizionano l'ossigenazione della combustione
e indirettamente anche la temperatura della combustione), la lunghezza della sigaretta e del mozzicone,
la presenza o meno del filtro
e il tipo di filtro che ha una notevole importanza nella trattenuta di una parte dei costituenti del fumo.
Anche nel fumo che si disperde nell'aria dell'ambiente nel periodo in cui il fumatore non aspira la sigaretta
si trovano gli stessi composti che sono contenuti nel fumo aspirato.
Anzi si può affermare che per quanto riguarda la nicotina e il catrame totale
(catrame è tutto ciò che si deposita facendo raffreddare il fumo
o disciogliendolo in adatti solventi e facendo poi evaporare il solvente)
i valori presenti nel fumo che va nell'ambiente sono doppi o addirittura quadrupli di quelli presenti nel fumo aspirato;
anche l'ossido di carbonio e gli altri gas sono presenti nel fumo dell'ambiente in quantità elevate.
Si può pertanto affermare che respirando l'aria contaminata dal fumo di tabacco,
anche il non fumatore può assumere i componenti del fumo in quantità notevoli,
anche se non pari a quelle introdotte dal fumatore,
che naturalmente assomma alle sostanze inalate col fumo aspirato anche quelle assunte con il fumo respirato.

La storia del tabacco

Nelle scuole elementari americane anni fa una campagna per l'educazione antifumo cominciava con un indovinello:
"Nasce come stramberia, si trasforma in costume, diviene vizio, finisce piaga dell'umanità".

Come stramberia la portano in Europa i reduci delle esplorazioni colombiane.
Le prime notizie storiche le troviamo nella "Storia Generale delle Indie" di Bartolomeo de la Casas
in cui si legge al riguardo che gli indiani " mischiano il fiato con il fumo di un'erba chiamata "petum"
e soffiano come “dannati”.
Il "petum" o "tabago" veniva annusato, masticato o fumato in delle specie di pipe di pietra rossastra.
Sia per I Maya, che per i pellirosse, il far ardere il tabacco rappresentava un fatto religioso
e voler osannare il Dio Balan, il dio dei quattro venti, che accendeva con i suoi lampi e le sue fumate il cielo (le nuvole).
Ma le testimonianze degli esploratori sono comunque concordi nell'affermare che
" inghiottire fumo prende più tempo che lavorare...".

Sembra che a portare il tabacco in Europa fosse il frate Romano Pace;
sicuramente in Spagna venne introdotto nel 1559 da Gonzalo Fernadez de Toledo:
si diffuse a livello diplomatico in tutto il continente
quando l'ambasciatore portoghese Jean Nicot fece omaggio a Caterina de Medici non solo delle foglie,
ma anche dei semi delle piante che venne denominata dal nome di Nicot "Herba nicotina".
Credo che pochi, anche tra i più incalliti fumatori, sono a conoscenza dell'origine del nome tabacco e nicotina.

Ma andiamo avanti con qualche ricordo di storia:
in Italia venne introdotta nel 1579 dai Cardinali Santa Croce e Tornabuoni.

Nella buona borghesia l'ora del fumo precedette cronologicamente di almeno due secoli l'ora del te.
Già nel 1600 gli Stati (prima l'Inghilterra, seguita dalla Francia e poi dagli altri) pensarono di far fruttare il vizio
costituendo i Monopoli.
Ma intanto nel 1650 alla corte di Savoia si ballava "il ballo del tabacco", segno del favore goduto dalla moda.

Nel 1700 tabaccavano tutti: papi, re, cardinali, ambasciatori, medici e parroci.
Il vizio o l'abitudine finì anche per contagiare le donne.
M.M., la suora che divideva i suoi favori tra l'abate di Bernis e Casanova, regalò a quest'ultimo una tabacchiera
che aveva un doppio segreto.
Tirando il fondo della scatoletta appariva il suo ritratto in abiti monastici,
ma spingendo su un angolo si apriva un coperchietto che la mostrava tutta nuda distesa su un materasso nero.

Sempre nel 1700 alcune dame fondarono poi l'ordine della Tabacchiera.
Vi si legge:
"Noi Cavalieresse dell'Ordine della Tabacchiera,
dichiariamo di non aver trovato fino ad oggi nulla all'infuori del tabacco degno di farsi amare costantemente da noi.
Il tempo ci fa trovare dei difetti nei nostri amanti, dell'ingratitudine nelle nostre amiche, del ridicolo in una moda
che noi cambiamo quattro volte all'anno.
solo il tabacco noi troviamo degni di essere amato."
Nel 1700 infine gli si ritenevano qualità medicamentose:
era decisivo per combattere la peste, le ulcere gastriche,
e le polmoniti erano purificate con dense nuvole aspirate nella cassetta toracica;
le piaghe perdevano la loro virulenza dopo essere state affumicate;
gli epilettici ritrovavano un equilibrio dopo robuste pipate.
Non parliamo poi dei piccoli malessere, tipo emicranie, capogiri, nausee;
le carie dentarie erano poi intossicate dal fumo.
Dall'uso e all'abuso di tale panacea il passo era breve:
un sigaro, quando si è fuori forma, una fiutatina di tabacco per schiarire le idee annebbiate e il tabacco diventa costume.
L'origine della sigaretta sembra che sia stata inventata durante la guerra di Crimea,
quando un carico di pipe colò a picco
e ai soldati venne l'idea di arrotolare il tabacco nei contenitori di carta della polvere da sparo.
Per molti anni la sigaretta non interessò i fumatori di pipa e di sigari, perché ritenuta troppo dolciastra o insipida,
ma quando, tra le due guerre mondiali, i trinciati si fecero più forti, quello che prima era un vizio ora divenne una piaga
che si estendeva progressivamente, spinta dall'avvio delle necessità industriali:
tale necessità crebbe durante la seconda guerra mondiale con lo sviluppo della pubblicità
che indirizzò, come ancor oggi, i costumi e le abitudine della collettività.
E con questa triste constatazione finisce o meglio si interrompe la storia del fumo e del tabacco,
una storia che ci serberà ancora però capitoli interessanti.
E con questa triste constatazione finisce o meglio si interrompe la storia del fumo e del tabacco, una storia che ci serberà ancora però capitoli interessanti.

Saranno i capitol , aperti nel 1964 con il rapporto Terry, che mettono in luce l'azione negativa del fumo,
inserendolo in una situazione sempre più grave di inquinamento atmosferico.

La fine degli anni ottanta vedono salire in tutto il mondo i movimenti cosiddetti dei "verdi"
che vogliono mettere in luce gli aspetti negativi della commercializzazione e industriali
per far ritornare in vita l'aspetto naturalistico dell'uomo.

Il fumo ha cessato di essere un fatto individuale, una scelta personale e in definitiva insindacabile
nel momento in cui ci si è accorti che il fumo passivo,
cioè il fumo che la vicinanza di un fumatore ti costringe a inalare, è anch'esso nocivo.
Agli inizi degli anni ottanta un giapponese, Takeshi Hirayama, pubblicò uno studio statistico
che dimostrava che in un campione di 50.000 donne sposate, le mogli dei fumatori, pur non essendo fumatrici,
si ammalavano di cancro del polmone con frequenza doppia delle mogli dei fumatori.
Da allora, in alcuni popoli più degli altri, ma in generale ovunque, se ti fumano addosso non è più un gesto maleducato,
ma un attentato alla tua salute.

Questa, in breve, è la storia del tabacco e di come si fuma;
si potrebbe riassumere così la sua storia:

Nascita, vita e morte di una stramberia che è diventata un' abitudine e un vizio.

 EMENDAMENTO DEL GOVERNO COLLEGATO ALLA FINANZIARIA IN MATERIA DI FUMO
Art.27…
(Divieto di fumare)
E' vietato fumare in tutti gli spazi confinati, ad eccezione di:
   - quelli adibiti esclusivamente ad uso privato, non aperti al pubblico o ad utenti;
-quelli riservati ai fumatori e come tali contrassegnati.
   - Gli esercizi e i luoghi di lavoro di cui al comma 1 lettera b devono essere dotati di impianti per la ventilazione ed il ricambio di aria regolarmente funzionanti. Le caratteristiche tecniche degli impianti per la ventilazione ed il ricambio d'aria sono definiti, entro 60 giorni dalla data di pubblicazione in Gazzetta Ufficiale della presente legge, con regolamento da emanarsi ai sensi dell'articolo 17, comma 1 della legge 23 agosto 1988, n. 400 e successive modificazioni, su proposta del Ministro della Salute. Con lo stesso regolamento sono definiti i requisiti degli spazi riservati ai fumatori nonché i modelli dei cartelli connessi all'attuazione delle disposizioni di cui al presente articolo.
·        Negli esercizi di pubblico ristoro l'area riservata ai fumatori, ai sensi del comma 1 lettera b), non può comunque eccedere il 30 per cento della superficie disponibile del locale.
·        Con regolamento da emanarsi ai sensi dell'art.17, comma 1 della legge 23 agosto 1988, n. 400 e successive modificazioni, su proposta del Ministro della Salute, possono essere individuati ulteriori luoghi chiusi nei quali sia consentito fumare.
·        Alle infrazioni al divieto previsto dal presente articolo si applicano le misure sanzionatorie previste dall'art. 52, comma 20 della legge 28 dicembre 2001, n.448.
·        Al fine di consentire una adeguata attività di informazione, da attivare d'intesa con le Organizzazioni di categoria più rappresentative, le disposizioni di cui ai commi 1, 2, 3, 4 e 5 del presente articolo entrano in vigore decorsi centottanta giorni dalla data di pubblicazione della presente legge nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana.
·        Entro 120 giorni dalla data di pubblicazione della presente legge con accordo sancito con la Conferenza Permanente per i Rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome, su proposta del Ministro della Salute di concerto con i Ministri della Giustizia e dell'Interno, sono ridefinite le procedure per l'accertamento delle infrazioni, la relativa modulistica per il rilievo delle sanzioni nonché l'individuazione dei soggetti legittimati ad elevare i relativi processi verbali, quelli competenti a ricevere il rapporto sulle infrazioni accertate ai sensi dell'art.17 della legge 24 novembre 1981, n. 689 e quelli deputati a comminare le relative sanzioni, fissando altresì le modalità di attribuzione dei proventi delle sanzioni amministrative alle Regioni ed alle Province autonome, ai Comuni ovvero allo Stato. Una quota non inferiore al 50% degli introiti è destinata all'attuazione di programmi di educazione alla salute sui danni derivanti dal fumo.
·        Le disposizioni di cui al presente articolo non comportano maggiori oneri a carico del bilancio dello Stato.
·        Dalla data di cui al comma 6 le disposizioni della legge 11 novembre 1975, n. 584 in contrasto con il presente articolo sono abrogate.
IL GOVERNO 

Ministero della Sanità 

Il fumo di tabacco costituisce uno dei maggiori fattori di rischio nello sviluppo di patologie, spesso croniche ed invalidanti, che influiscono negativamente sul benessere e sull'economia di ogni paese: secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) rappresenta la principale causa delle morti evitabili nel mondo. Il fumo di tabacco è coinvolto nella patogenesi di almeno otto tipi di cancro (polmone, vie respiratorie, fegato, pancreas, esofago, stomaco, rene, cervice uterina, leucemie) e di diverse altre malattie non tumorali, ma potenzialmente mortali, quali il cuore polmonare, la broncopneumopatia cronica ostruttiva, le coronaropatie, gli accidenti cerebrovascolari. Il fumo, inoltre, aumenta il rischio di aborti spontanei, di gravidanze extrauterine, di scarso peso alla nascita, nonché di difetti congeniti del nascituro. Numerose altre condizioni correlate al fumo di sigaretta sono responsabili di una notevole spesa sanitaria (vasculopatie periferiche, cataratte, parodontopatie). I danni causati dal fumo sono legati non solo al catrame (responsabile dei tumori), ma anche alla presenza di oltre 4.000 sostanze nocive contenute nel prodotto della combustione.

L'inalazione passiva del fumo di tabacco da parte di non fumatori è ugualmente associata ad effetti deleteri per la salute, anche se con minori livelli di rischio rispetto al fumo attivo.

Gli ultimi dati sul tabagismo in Italia, relativi al 1999 (ISTAT Indagine Multiscopo sulle famiglie "Aspetti della vita quotidiana"), indicano una percentuale di fumatori nella popolazione italiana totale (>14 anni) pari al 24,5%; per i maschi la percentuale sale al 32,4%, mentre scende al 17,1% nelle femmine. Dal 1980 in poi si nota una graduale diminuzione fino alla metà degli anni novanta, dovuta essenzialmente alla riduzione della prevalenza degli uomini fumatori: nella popolazione totale si è passati dal 34,9% del 1980 al 25,1% del 1994; nello stesso periodo, mentre nelle femmine il dato oscilla intorno al 17%, per i maschi diminuisce di 20 punti percentuali (54,3% nel 1980; 34,1% nel 1994). Successivamente, soprattutto dal 1997, la percentuale di fumatori, sia maschi che femmine, si stabilizza.
L'abitudine al fumo è più diffusa nella classe di età 45-54 anni per i maschi (39,1%) e 35-44 anni per le femmine (28%); inoltre riguarda il 21,6% dei giovanissimi tra i 14 e i 24 anni (24,9% nelle aree metropolitane). Analizzando il dato relativo a questa classe negli ultimi anni, si osserva che la percentuale di fumatori maschi è stabile (circa 27%), mentre la percentuale di femmine tende ad aumentare (13,7% nel 1997; 15,4% nel 1999).
L'abitudine al fumo è in relazione al livello di istruzione, ma si differenzia nei due sessi: nei maschi la relazione è inversa essendo meno frequente quanto più alto è il titolo di studio (25,2% per la laurea; 36,7% per la licenza media); nelle femmine, soprattutto nelle generazioni adulte o anziane, la percentuale di fumatrici è più elevata nelle donne con livello di istruzione elevato rispetto a quelle con titolo di studio più basso.
Nel 1999 l'ammontare dei soggetti che hanno smesso di fumare era pari al 19,6%; la prevalenza di ex fumatori, stabile temporalmente, è molto più alta nei maschi (27,2%) rispetto alle femmine (12,5%).


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